11.2.6 Spazi per la movimentazione esterna

à oc). ee el o a ori oo di no di al r rti a e nr zi ae e e a al so zi oe n e e OPIFICI PER L INDUSTRIA AGROALIMENTARE L 509 completa del processo di lavorazione). Sarà necessario, per specifiche disposizioni in materia di igiene alimentare, prevedere percorsi separati, tra gli operatori e il prodotto, per l accesso ai locali di lavoro. Inoltre gli spazi dovranno essere variabili in relazione al tipo di opificio, idonei a contenere le attrezzature tecnologiche degli impianti per la produzione di vapore, degli impianti di condizionamento, di areazione, di riscaldamento, di deumidificazione e di depurazione (Sserv 5 Superfici per servizi). 11.2.6 Spazi per la movimentazione esterna. In aggiunta agli spazi, per lo più coperti, strettamente necessari alla trasformazione, risulta indispensabile anche prevedere superfici esterne all edificio per consentire l accesso dei mezzi di trasporto che recano il prodotto grezzo e l uscita di quelli che portano il prodotto finito ai mercati, oltre ai necessari parcheggi per gli operatori e per gli eventuali acquirenti nel caso di commercializzazione diretta (Se 5 Spazi esterni). Svolte le fasi precedenti si potrà pervenire all identificazione di una superficie totale dell edificio destinato alla trasformazione (St) e della superficie dell area (Sa) su cui lo stesso dovrà essere realizzato. La suddivisione di St nelle diverse sub-aree di produzione, con l applicazione dei criteri precedentemente descritti, consentirà la redazione di un progetto semidefinitivo dell opificio. Il progetto definitivo potrà essere completato con il supporto del tecnico impiantista relativamente agli impianti complementari (condizionamento, aerazione, ecc.). In generale, e con riferimento a produzioni semiautomatizzate per la lavorazione di quantitativi medi di prodotto non superiori a 50-80 t/giorno per i caseifici, a 15-20 t/giorno per gli oleifici e a 60-70 t/giorno per le cantine (escludendo le produzioni di nicchia o specializzate), per un proporzionamento di massima (escludendo gli spazi per la maturazione dei formaggi e l invecchiamento dei vini), si può fare riferimento alla seguente formula per la determinazione della superficie dell opificio: L St 5 (Ss 1 Ssu 1 Sma 1 So 1 Smov 1 Sserv) Per la superficie di pertinenza dell opificio (Sa), invece, si ha: Sa 5 St 1 Se I rapporti tra le varie superfici sopra definite possono anch essi, mediamente, definirsi come segue: St 5 30% Sa; (So 1 Smov) 5 Sma 5 35% St; Ss 5 Ssu 5 7,5% St; Sserv 5 15% St. La sub-area in cui si svolge la trasformazione vera e propria, in generale, non supera il 30% della St. Gli spazi complessivi di lavorazione (St) possono ridursi, nel caso di automazione totale del processo produttivo, fino a 1/3 rispetto a quelli occorrenti per le lavorazioni con metodi artigianali-tradizionali. 11.3 Problematiche specifiche e possibili evoluzioni 11.3.1 Planimetria e configurazione strutturale. Planimetricamente gli opifici agroindustriali hanno forma allungata derivante dalle linee di lavorazione, anch esse distribuite in maniera lineare e consequenziale, e raggiungono superfici coperte che, L04_11_OpificiIndustriaAgroalimentare.indd 509 5/31/18 10:04 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna