11.3.4 Opificio e paesaggio

zi edi li o mme e ire ni a à; à ae e a r ti a re oa, oe ei e in e e a n e di si ) e OPIFICI PER L INDUSTRIA AGROALIMENTARE L 511 11.3.4 Opificio e paesaggio. Oggi, anche se l evoluzione delle macchine consente di ridurre gli ingombri delle stesse (a parità di capacità produttiva) di oltre il 60-70% rispetto a quelle dell inizio del secolo scorso, l incremento dei prodotti trasformati richiesto dal mercato impone ugualmente l impegno di notevoli superfici e volumi, nonché la realizzazione di sili per lo stoccaggio. Per tale motivo, quasi sempre gli opifici agroindustriali assumono dimensioni notevoli e pongono, pertanto, problemi di inserimento nel paesaggio con relative problematiche di impatto. Lo spazio sottratto al tessuto agricolo o, comunque, allo spazio extraurbano e l ingombro volumetrico sono notevoli e, quindi, modificativi in maniera significativa del paesaggio. In relazione alla dislocazione si possono adottare misure di mitigazione degli impatti sull ambiente, anche se sarebbe opportuno prevedere l involucro non come mero contenitore di macchine, bensì come edificio con caratteristiche autonome e specifiche. I molini e le cantine degli inizi del 900 hanno connotazioni formali di grande espressione, cui è opportuno riferirsi per effettuare corretti inserimenti nel paesaggio rurale di nuove strutture di trasformazione. 11.4 Caratteristiche dei principali opifici per la trasformazione dei prodotti agricoli 11.4.1 Oleifici. A livello nazionale, tra le sostanze grasse ottenibili da piante oleaginose, l olio di oliva costituisce il prodotto agroindustriale più significativo. Il quantitativo di olio ricavato dalle olive sottoposte a trasformazione (resa) è pari a circa il 17-21% del peso di prodotto primario. La produzione di olio di oliva è un attività agroindustriale tipicamente stagionale, legata al periodo della raccolta delle olive, o drupe, (novembre-febbraio) e alla deperibilità del prodotto. L estrazione dell olio dalla drupa può essere realizzata attraverso due distinte tipologie: frantoio a ciclo discontinuo (sistema classico) (Fig. 4.134) o frantoio a ciclo continuo (Fig. 4.135). La tendenza ormai consolidata indica una maggiore diffusione dei sistemi di estrazione continua, che risultano più efficienti rispetto ai sistemi discontinui. Tuttavia, il sistema discontinuo è ancora diffuso e ben si presta per oleifici di modeste capacità lavorative. Le più significative differenze tra i due sistemi riguardano la macchina utilizzata per la frantumazione della drupa e quindi per la formazione della pasta di olive : nel sistema continuo si utilizzano i frangitori mentre nel sistema discontinuo le molazze. I frangitori sono dotati di cilindri o rulli dentati che, ruotando intorno a un asse, comprimono le olive L04_11_OpificiIndustriaAgroalimentare.indd 511 L FIG. 4.134 Processo di estrazione dell olio (ciclo discontinuo). 5/31/18 10:04 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna