1.2 Trasmissione

L 532 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - MECCANICA E MECCANIZZAZIONE... 1.2 Trasmissione. A valle del motore, per trasmettere la coppia ai differenti organi di lavoro, è necessario vengano montati opportuni organi di trasmissione. Su un trattore i compiti principali della trasmissione sono quelli di trasferire la potenza del motore alle ruote (per garantire l autodisolcamento del mezzo e sviluppare forza di trazione per trainare le operatrici) e alla p.d.p. (presa di potenza), per azionare gli organi rotanti delle operatrici. Queste funzioni sono svolte tradizionalmente da trasmissioni meccaniche. Per la trasmissione del moto alle ruote, classicamente si hanno i seguenti elementi fondamentali: la frizione, il cambio di velocità, il differenziale, i semiassi e le riduzioni finali. La frizione è un elemento con rapporto di trasmissione unitario che si trova tra il motore e il cambio e che stabilisce, o interrompe, il collegamento fra questi organi, allo scopo di permettere il cambio di marcia. In genere è a funzionamento meccanico, del tipo monodisco a secco o a dischi multipli in bagno d olio. Esistono anche frizioni idrauliche (giunti idraulici), che trasmettono il moto fra i due alberi attraverso due turbine riempite d olio; l innesto è più dolce (protezione degli ingranaggi del cambio) ed è possibile frenare, o anche fermare le ruote, e quindi ripartire senza schiacciare la frizione (utile in lavori che richiedono frequenti arresti e partenze). Il cambio di velocità, a coppie di ingranaggi sempre in presa (solo in alcuni piccoli trattori è ancora del tipo a ingranaggi scorrevoli), è costituito da due alberi: il conduttore e il condotto. Gli ingranaggi dell albero primario (conduttori) sono fissati all albero stesso e girano con il medesimo regime. Quelli del secondario (condotti) sono liberi di ruotare rispetto all albero secondario al quale, tuttavia, possono essere resi solidali attraverso appositi manicotti di selezione comandati dalla leva del cambio. Quando ciò accade i due ingranaggi, superiore e inferiore, si innestano, il condotto fa girare il conduttore e la coppia viene trasmessa dal primario al secondario. Il cambio tradizionale è diviso in due sezioni (cambio principale delle marce e cambio delle riduzioni o delle gamme), ognuna comandata da un apposita leva. Nel cambio principale il collegamento viene tipicamente attuato da 4 coppie di ingranaggi con diverso rapporto di riduzione, che costituiscono le marce del cambio base: la, 2a, 3a e retromarcia. Nella seconda sezione, con tre coppie di ingranaggi di riduzione, si realizzano la cosiddette gamme (ridotta, media e veloce). Si ha così un cambio con 4 3 3 5 12 velocità. La variazione del rapporto di trasmissione è discontinua; la velocità di avanzamento varia, però, all interno di una singola marcia in funzione del regime del motore. Il differenziale è costituito da una scatola solidale alla corona di una coppia conica, che contiene due planetari (fissati sui semiassi) e due satelliti (folli su perni fissati alla scatola). Durante tragitti rettilinei, quando la coppia richiesta è identica sui due semiassi, i satelliti rimangono immobili. In curva essi ruotano con senso di rotazione opposto: in questo modo la velocità periferica della ruota interna risulta minore di quella della ruota esterna. Con il bloccaggio del differenziale si evita che, quando una ruota perde aderenza (perché slitta su terreno scivoloso o su ghiaccio), l altra non sviluppi più nessuna coppia e il mezzo non sia più in grado di procedere. Sono sempre più diffusi i comandi di bloccaggio e sbloccaggio automatici del differenziale, controllati da sensori di coppia e numero di giri delle ruote. I semiassi a riduzione finale, montati a valle del differenziale e prima delle ruote, possono essere a ingranaggi in cascata o, sempre più spesso, a riduttori epicicloidali. Servono a ridurre ulteriormente il rapporto di trasmissione tra motore e ruote in modo da realizzare velocità di avanzamento molto contenute, tipiche del trattore. L05_1_Meccanica.indd 532 5/31/18 10:05 AM F 5 te d b 1 2 3

SEZIONE L
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L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna