1.10.11 Trattori a 2 ruote

L 550 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - MECCANICA E MECCANIZZAZIONE... (a loro volta derivate da trattori a un asse, cioè da motocoltivatori). Tipicamente a 4 ruote isodiametriche, le due anteriori direttrici sempre motrici, le posteriori che possono essere rese motrici a comando. Il motore (potenza da 20 a 50 kW) è montato a sbalzo o direttamente sopra all assale anteriore. Il cambio meccanico classico (6-12 marce) trasmette direttamente il moto all assale anteriore. L assale posteriore, invece, è collegato al cambio a mezzo di albero cardanico. Il telaio di collegamento del blocco anteriore alle ruote posteriori può essere rigido o snodato. Sopra il telaio è generalmente montato un cassone, classicamente ribaltabile con portata massima dell ordine dei 5.000 kg, che costituisce l elemento caratterizzante di questa macchina motrice. Il cassone può essere sostituito con botti per il trasporto di liquidi o liquami, carri autocaricanti per foraggi prativi, botti da diserbo, cassoni con macchine forestali, ecc. Come dispositivi accessori presentano cabina, sollevatore e p.d.p. (a 540 giri/min o sincronizzata) posteriore, macchine operatrici specificatamente studiate. Sono motrici tipiche dell agricoltura alpina, in grado di superare pendenze anche molto elevate. Tipicamente dedicate ai trasporti con velocità fino a 40 km/h, possono svolgere, se correttamente equipaggiate, le operazioni classiche dell agricoltura di montagna (zootecnia di montagna e forestazione). 1.10.11 Trattori a 2 ruote. Un tempo diffusi nelle piccole aziende a ordinamento orticolo o frutticolo come macchine principali, oggi assumono al massimo il ruolo di macchina di supporto, specie in serra. Si distinguono in motocoltivatori e motozappatrici. Le prime, con potenza variabile da 3 a 12 kW, sono per concezione delle motrici polifunzionali che possono sviluppare anche forza di trazione. Le seconde, con potenza da 1,5 a 10 kW, specie nelle versioni a minore potenza, assumono il ruolo di macchine specializzate per la lavorazione del terreno. Sono in entrambi i casi costituiti da un telaio guidato attraverso delle stegole, sulle quali sono disposti i principali comandi. Sul telaio è montato il motore: monocilindrico Diesel, nei modelli di maggiore potenza, monocilindrico a ciclo Otto, in quelli a minor potenza, elettrico a cavo o batteria in alcune applicazioni per il lavoro in serra. Il collegamento del motore con il cambio avviene in maniera meccanica a ingranaggi nelle macchine di concezione italiana (e occidentale in generale), mentre in quelle di derivazione giapponese è costituito da un sistema a puleggia. Questo condiziona la posizione del baricentro, più basso nelle macchine italiane e quindi più adatto per operare in aree declivi. Il cambio è generalmente a un solo settore, del tipo 3 1 0 o 3 1 1. In alcuni casi si può avere l inversore. La tasmissione finale è costituita da un solo assale sul quale possono essere installate le due ruote motrici, nel caso dei motocoltivatori, oppure direttamente gli organi per la lavorazione del terreno, per le motozappe. Obbligatoria la presenza nei motocoltivatori di almeno una p.d.p. alla quale accoppiare le diverse operatrici. Nei modelli di maggiore potenza possono essere presenti due p.d.p., di cui una sincronizzata con la velocità di avanzamento per l azionamento di carri con assale motore. Nelle motozappe, invece, la p.d.p. è addirittura assente sui modelli di minore potenza, quando non viene prevista la possibilità di sostituire il rotore zappante con le ruote. I motocoltivatori e le motozappe polifunzionali possono essere quindi direttamente accoppiati a numerose attrezzature per i lavori in campo, quali zappatrici (solo per il motocoltivatore), barre falcianti alternative (operando in avanzamento retroverso), aratri, spazzaneve, irroratrici, ecc., oppure possono essere a punto fisso, quali pompe, spaccatronchi, circolari, ecc. Una curiosità: l accoppiamento con carri al traino ha via via portato queste macchine a evolversi in motrici a 4 RM, che al giorno d oggi ritroviamo nella forma dei trattori di piccola potenza a 4 ruote isodiametriche e dei transporter. L05_1_Meccanica.indd 550 5/31/18 10:05 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna