3.1.7 Vangatrici

a- ti sò ti uo a to di o eo le e iri ei eo el e ti o di nr e o e r n MACCHINE OPERATRICI L 581 Su un telaio di profilati di acciaio sono montati gli organi della trasmissione meccanica, collegata alla p.d.p., che forniscono il moto a un rotore orizzontale sul quale sono montati utensili tipicamente a forma di L detti zappe. Queste hanno lo scopo di tagliare fette successive di terreno a una distanza di 3-7 cm seguendo una traiettoria a cicloide. Le zappe vengono montate sulle flangie, in numero di 4-6, con il profilo di taglio sfalsato e posto elicoidalmente, in modo da mantenere costanti le richieste di potenza. Altri tipi di utensili sono quelli a lame (per terreni argilloso-limosi in tempera) e quelli a spuntoni (su terreni duri); sono gli unici a poter essere utilizzati su terreni sassosi. Il moto rotatorio degli utensili (regime di rotazione modificabile in un range di 100-400 giri/min), abbinato alla velocità di avanzamento, determina il taglio di fette di terreno di spessore più o meno rilevante a seconda delle esigenze, seguendo un profilo a cicloide allungata. Gli organi di lavoro sono protetti da un carter sul quale vanno a frantumarsi le zolle di terreno. Nelle versioni classiche l appoggio al terreno si realizza mediante slitte che, grazie a supporti scorrevoli, servono pure a regolare la profondità di lavoro. In sostituzione delle slitte possono poi essere montati diversi tipi di ruote in ferro o gommate. Per completare il lavoro possono essere impiegati rulli posteriori. Inoltre sono previsti dispositivi per realizzare l accoppiamento al seguito di seminatrici realizzando le cosiddette macchine combinate per la semina. 3.1.7 Vangatrici. Portate dall attacco a tre punti e azionate dalla p.d.p., sono adatte esclusivamente alla lavorazione principale del terreno (profondità lavoro 20-45 cm), che eseguono tagliando zolle di terreno e rovesciandole parzialmente all indietro per interrare parzialmente la sostanza organica. Su un telaio di profilati di acciaio sono montati gli organi di lavoro costituiti da vaghegge. Gli utensili, con profilo distale senza punta, si adattano meglio a operare in terreni sciolti e umidi. Quelli più appuntiti, simili a un cuore stilizzato, sono utilizzati nei terreni più compatti e secchi. Utensili speciali a forche possono essere utilizzati nelle colture permanenti, dove è utile evitare di rovinare le radici delle piante, e sui terreni ricchi di scheletro. Le vaghegge sono fissate sulla parte terminale da organi a biella facenti parte di un meccanismo a parallelogramma articolato. Due manovelle di lunghezza diversa determinano il moto della vagheggia che strappa la fetta di terreno in un intervallo generalmente pari a 15-20 cm. Si distinguono macchine leggere (massa fino a 400 kg, profondità di lavoro fino a 20 cm di profondità), medie (massa da 400 a 700 kg, profondità di lavoro da 20 a 25 cm) e pesanti (massa oltre i 700 kg e profondità oltre i 25 cm). Nella prima tipologia il cinematismo adottato sul parallelogramma articolato, che comanda le vanghe, fa in modo che queste ultime non incidano il terreno verticalmente, ma secondo un angolo di inclinazione dell ordine di 45°; in questo modo non si raggiungono elevate profondità di lavoro. Sono le classiche macchine d impiego diffuse nella lavorazione interfilare di vigneti e frutteti. Nella seconda e terza tipologia di macchine le vaghegge operano incidendo il terreno in verticale. Su queste operatrici possono essere montati posteriormente organi accessori per la frantumazione del terreno in vista della preparazione del letto di semina in un unico passaggio. Possono seguire il rotore anche degli organi per il livellamento finale del terreno. Le operatrici medie e pesanti trovano impiego prevalentemente nella lavorazione autunno-invernale di terreni argillosi particolarmente umidi. L 3.1.8 Erpici azionati dalla p.d.p. Macchine portate, per la lavorazione secondaria del terreno e/o per la preparazione del letto di semina, sono costituite da un telaio in L05_3_MacchineOperatrici.indd 581 5/31/18 10:14 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna