8.6.2 Gestione del rischio

li e e ati io di o a el o di e, ti e ui eo, a a eo o, e a te e di di re io el di nli o, noe e STRATEGIE COMPETITIVE IN AGRICOLTURA M 119 di evitare che i finanziamenti vengano utilizzati per scopi diversi. Per raggiungere tali finalità sono previsti controlli tecnici sul modo in cui le somme vengono utilizzate. La normativa in materia dispone ancora una serie di agevolazioni fiscali e finanziarie a favore delle operazioni previste e prescrive che il credito agevolato venga esercitato solo da istituti specializzati o espressamente autorizzati. I contributi erogati sono di norma commisurati alla differenza tra il tasso agevolato pagato dagli agricoltori e il tasso di riferimento stabilito con l istituto che esercita il credito agrario, ovvero, per i prestiti poliennali, fra l importo costante delle rate calcolato ricorrendo alternativamente ai due tassi. Il tasso di riferimento è il tasso minimo, comprensivo anche di una quota per la copertura delle spese, che gli enti che esercitano il credito agrario percepiscono, e dipende dal costo medio del denaro. Il tasso agevolato è invece determinato dalle singole Regioni, ma non deve scendere al di sotto di un livello minimo stabilito dallo Stato. Tale livello non è unico per tutto il territorio nazionale e per tutte le operazioni, ma è differenziato per obbedire a criteri dettati dalla politica economica. 8.6.2 Gestione del rischio. Le diverse fonti di incertezza (rischi d impresa) che hanno effetti sul reddito dell impresa agricola possono essere schematicamente suddivise in rischio di produzione, rischio di prezzo, rischio sociale e/o umano, rischio istituzionale e rischio finanziario. Rischio di produzione. L incertezza nel raggiungimento degli obiettivi produttivi dell impresa agricola è generata da diversi fattori. Le cause di rischio più importanti sono senza dubbio quelle di origine naturale, fra cui si annoverano precipitazioni eccessive o insufficienti, temperature estreme, vento forte, grandine, attacchi di microrganismi e insetti, malattie del bestiame. Tali elementi rappresentano effettive minacce per le produzioni agricole, mentre hanno in genere scarsa influenza sulle attività produttive di altri settori economici. Oltre alle cause di origine naturale, entrano a far parte del rischio di produzione tutti i fattori che possono generare problemi nella disponibilità dei prodotti al termine del ciclo produttivo. Determinate pratiche agricole, per esempio, richiedono l uso di macchine passibili di rapida obsolescenza, con il rischio di non poter disporre di assistenza e pezzi di ricambio nelle fasi critiche del processo produttivo e quindi di non essere in grado di raccogliere il prodotto; effetti analoghi sono generati nel caso delle produzioni che richiedono l utilizzo, in periodi limitati di tempo nel corso dell anno, di manodopera specializzata, la cui disponibilità è spesso al di fuori del controllo dell impresa. Rischio di mercato. Una delle componenti più rilevanti del rischio di mercato è il rischio di prezzo. Tale rischio deriva dall impossibilità da parte del produttore agricolo di conoscere il prezzo dei prodotti che venderà, o il prezzo dei fattori della produzione che dovrà acquistare al momento in cui pianifica il processo produttivo. Nel recente passato, in virtù di sistemi di garanzia sul prezzo messi in atto nell ambito delle politiche di sostegno al settore, il rischio di prezzo di alcune produzioni agricole è stato ridotto per via istituzionale. Tuttavia, il processo di riforma delle politiche agricole della UE sta portando ad una graduale, ma sostanziale, liberalizzazione dei mercati, con una progressiva riduzione delle varie forme di sostegno dei prezzi. In tale scenario, i prezzi di mercato saranno sempre più legati agli andamenti dei mercati mondiali e potranno essere quindi soggetti a maggiore variabilità. anche importante sottolineare che il rischio di prezzo non si limita ai prodotti, e che la variabilità dei costi di produzione M01_2_Economia_Agraria.indd 119 M 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini