8.6.3 Strumenti per la gestione del rischio

o, r sdi ui ee ro et- oli a oe eo. ri e, o e o r iao ei rei li aio ia n- STRATEGIE COMPETITIVE IN AGRICOLTURA M 121 8.6.3 Strumenti per la gestione del rischio. Da sempre, l abilità di gestire il rischio è stata una delle ragioni del successo delle imprese in agricoltura. Per far fronte alle diverse fonti di rischio, gli agricoltori hanno adottato nel corso del tempo soluzioni e accorgimenti diversi che, in tempi più recenti, sono stati affiancati dal sostegno dei governi e da nuovi strumenti commerciali, finanziari e assicurativi. La gamma di strumenti a disposizione degli agricoltori è ampia e una breve rassegna in materia può contribuire ad arricchire la discussione che segue. Nel proporre una classificazione degli strumenti di gestione del rischio, una prima distinzione da effettuare riguarda la differenza fra strumenti pubblici e strumenti privati. Fra gli strumenti pubblici vanno classificati gli interventi di politica agraria in senso lato, includendo fra questi sia gli interventi di regolazione dei mercati, sia misure come l assistenza tecnica o il sostegno della difesa attiva, che possono avere effetti sulla riduzione del rischio di impresa. Nel seguito l enfasi della trattazione verrà posta sugli strumenti privati, ovvero su quegli strumenti e su quelle pratiche che gli imprenditori decidono di adottare nell ambito delle loro decisioni d impresa. Gli strumenti privati, per la gestione del rischio in agricoltura, possono essere suddivisi in attività di riorganizzazione della struttura aziendale e familiare, utilizzo di pratiche commerciali e finanziarie, e ricorso a di polizze assicurative. Diversificazione produttiva e pluriattività. La riorganizzazione della struttura aziendale e familiare verso la diversificazione produttiva è uno degli strumenti tradizionalmente classificati fra le pratiche adottate dagli agricoltori per ridurre il livello di rischio di impresa. Per diversificazione produttiva si intende la conduzione contemporanea di diverse attività all interno dell azienda. Ci sono numerosi motivi per cui un impresa agricola può trovare conveniente diversificare la produzione, ma va segnalato che, nelle condizioni dell agricoltura moderna, sembra poco probabile che ridurre il livello di rischio sia l obiettivo della diversificazione. Più plausibile sembra piuttosto il ricorso a una produzione diversificata per un migliore (più efficiente o più intenso) utilizzo di fattori produttivi. L evoluzione tecnologica e la globalizzazione dei mercati portano a ritenere che la specializzazione colturale sia destinata a produrre vantaggi economici sempre maggiori. La diversificazione delle attività produttive può quindi essere utilizzata dall impresa come strumento di riduzione del rischio, ma a un costo sempre crescente. Diversa pare invece la prospettiva per la pluriattività, e cioè il coinvolgimento della famiglia agricola in diverse attività che producono reddito. In molte aree dei Paesi avanzati, dove la mobilità delle risorse è ostacolata da fattori economici, strutturali e sociali, la pluriattività è spesso l unica risposta possibile all abbandono dell agricoltura, specialmente nel caso delle piccole aziende. Diversificando le fonti di reddito, la pluriattività consente di generare un portafoglio di attività su cui il rischio agricolo viene ad incidere in misura meno significativa, dimostrandosi inoltre una soluzione efficiente in quanto favorisce la specializzazione di chi resta in azienda. Integrazione verticale. L integrazione verticale è il fenomeno per cui alcune delle funzioni, che normalmente vengono svolte da unità imprenditoriali distinte lungo la filiera produttiva, vengono riunite in un unica impresa. Le ragioni che spingono all integrazione verticale vanno normalmente ricercate nella riduzione dei costi di transazione associati con lo scambio di prodotti lungo la filiera e nella necessità di maggiore M01_2_Economia_Agraria.indd 121 M 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini