1.3.3 Lavoro e attività imprenditoriale

M 14 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI ECONOMIA dal saggio di interesse. Detto valore si ottiene capitalizzando la differenza tra il cumulo, a fine del ciclo, degli interessi passivi, computati sulle uscite di cassa, e quello degli interessi attivi, computati sopra le entrate di cassa, in base a un dato tasso di rendimento di mercato (identificato con r). 1.3.3 Lavoro e attività imprenditoriale. Una tradizionale distinzione nell ambito del lavoro impiegato nell azienda agraria è tra: lavoro manuale, necessario per l esecuzione delle operazioni del processo produttivo che comportano un certo grado di sforzo fisico; lavoro direttivo, connesso con l attività di direzione vera e propria, amministrazione e sorveglianza e con tutte le attività connesse con l applicazione delle linee di azione decise dall imprenditore. Tale distinzione non sempre ha rilevanza operativa in quanto le diverse operazioni vengono svolte sovente dalla stessa persona che risulta essere, nelle aziende a conduzione diretta, l imprenditore agricolo. In questo caso diventa assai difficile distinguere quanto tempo l imprenditore e suoi famigliari dedichino alle diverse attività (manuali e direttive). La distinzione ha rilevanza, invece, nel caso di aziende condotte in economia, dove sussiste una divisione del lavoro e un attribuzione di specifiche mansioni alle singole unità lavorative, in base alle diverse specializzazioni. La stima della disponibilità di forza lavoro presente in azienda e/o dei fabbisogni comporta la definizione di una unità omogenea, detta unità lavorativa (UL), con cui misurare i diversi tipi di lavoro manuale e direttivo. Le misure adottate nella letteratura economico-agraria e nella pratica operativa sono state sempre riferite a giornate di lavoro o ore di lavoro, prescindendo da valutazioni specifiche di tipo qualitativo sulla produttività dei singoli lavoratori. Fino agli anni Cinquanta si prendevano in considerazione dei coefficienti di conversione che consideravano il sesso e l età dei lavoratori presenti al fine di tener conto della capacità di sforzo fisico degli stessi; con la progressiva meccanizzazione dei diversi processi produttivi tale approccio ha, in gran parte, perso di significatività. Alcuni Autori suggeriscono distinzioni che tengano conto, in modo contenuto, delle differenze di età e della tipologia di lavoro (pesanti e leggeri). Sul piano operativo è usuale ricorrere alla definizione di potenziale normale annuo di unità lavorative previsto dalle normative di applicazione delle direttive socio-strutturali comunitarie risalenti agli anni Settanta, adottato anche dalla RICA; tale misura è stimata pari a 2.300 ore annue. Pertanto si computa la presenza di una unità di lavoro uomo ogni 2.300 ore annue disponibili in azienda, ottenute considerando tutte le ore lavorate dalle persone di almeno 14 anni di età che nel corso dell esercizio contabile hanno lavorato nell azienda agricola. Calendario di lavoro. Un particolare aspetto dell impiego del lavoro nell azienda agraria riguarda il cosiddetto calendario di lavoro, ovvero la distribuzione stagionale degli impieghi di lavoro nell azienda, sia rispetto alle disponibilità che ai fabbisogni determinati dalle diverse attività. Il calendario di lavoro è rilevante in relazione ai problemi di scelta di breve periodo. Il calcolo delle disponibilità e delle necessità stagionali (mensili) di lavoro richiede un elaborazione più articolata del calcolo complessivo annuo delle unità lavorative a cui si perviene attraverso una procedura analitica di somma della distribuzione temporale delle disponibilità o dei fabbisogni per specifiche attività produttive (dissodamento terreno, semina, raccolto, ecc.) nei vari periodi dell anno. M01_1_Economia_Agraria.indd 14 6/14/18 4:32 PM A fo c p la è P f d s d t c S t i m v s c d r a m m fu d e s a o n z 1 2 3 4 5

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini