SEZIONE M

e ia a a è o ee; à E, e ao e e ibe ae a % ri ri e iti e adi di na li ea oò osi. LA POLITICA AGRICOLA COMUNE M 145 Per le aree mediterranee (Sud Francia e Sud Italia) venne varato nel 1978-79 un pacchetto di misure specifiche volte a migliorare l assistenza tecnica nelle campagne, a facilitare le opere di sistemazione idraulica, forestazione, ecc. Nel 1979 vennero introdotte le quote fisiche di produzione per lo zucchero e nel 1984 quelle per il latte. Per la coltivazione della vite, i regg. (CEE) 822/87 e 1442/88 stabilirono il divieto di nuovi impianti, la regolamentazione del diritto al reimpianto e la concessione di premi per l abbandono definitivo di superfici vitate; successivamente anche i fruttiferi furono interessati da interventi della stessa natura grazie ai regg. (CEE) 1200/90 e 2604/90. Nel 1977 vennero attivate le misure di corresponsabilità per i prodotti lattiero-caseari, estese poi nel 1986 ai cereali. Negli anni Ottanta il problema delle eccedenze agricole da immagazzinare e da distruggere diventò sempre più grave. Nel 1983 la Commissione propose anche una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del Libro verde sulle Prospettive della politica agraria comune (1985). Il documento aveva l obiettivo primario di ristabilire l equilibrio tra l offerta e la domanda, di formulare nuove soluzioni per ridurre la produzione nei settori in difficoltà e, in genere, di proporre possibili alternative per il futuro della PAC. Si giunse così all elaborazione dei Programmi Integrati Mediterranei (PIM), varati col reg. 2088/85, un pacchetto di misure e incentivi volto a creare e sorreggere all interno di specifiche aree un ampia rete di attività del settore primario, ma anche dell artigianato, dell industria e dei servizi e con essi del tessuto sociale e culturale. Ci fu, pertanto, una regionalizzazione dell intervento comunitario; i PIM, infatti, introdussero il primo progetto globale comunitario di intervento strutturale integrato (destinato a Italia, Francia e Grecia). Si attivarono per la prima volta procedure di tipo bottom-up che prevedevano il coinvolgimento di enti locali, enti sub-regionali e il coordinamento in fase di programmazione e attuazione tra le diverse amministrazioni e istituzioni interessate. Sempre nel 1985, con il reg. 797 furono previste misure compensative per le aree svantaggiate e furono inoltre assegnati all impresa agraria nuovi obiettivi, quali la compatibilità ambientale e la salvaguardia del territorio. Nel 1988 la Commissione europea pubblicò un documento ufficiale, Il futuro del mondo rurale , con il quale si criticava la vecchia PAC individuando i principali problemi rappresentati dalla pressione dell evoluzione moderna, dal declino rurale e dallo spopolamento e abbandono delle terre. Fu proposto un nuovo modello di sviluppo basato su tre principi fondamentali, ovvero la coesione economica e sociale, l adattamento dell agricoltura europea alla realtà dei mercati e la protezione dell ambiente con il mantenimento del patrimonio naturale della comunità. Con il modificarsi degli obiettivi della PAC e delle esigenze del contesto produttivo si modificò anche l intervento della CEE sulle strutture agricole. Fu rivisto l impianto normativo e iniziò un periodo di transizione che porterà nei primi anni 90 alla riforma della PAC e all elaborazione di norme più recenti che regolavano gli interventi sulle strutture agricole. Nel 1991, con il regolamento n. 4253/88, venne istituita l iniziativa comunitaria LEADER I che aveva lo scopo di supportare dal basso le zone rurali, con la finalità di dare uno stimolo al processo di sviluppo endogeno. Questa iniziativa, finanziata nell ambito dei fondi strutturali, aveva come obiettivo l introduzione di nuove metodologie di programmazione degli interventi territoriali e di fornire lo stimolo allo sviluppo di forme di partenariato tra soggetti pubblici e privati per promuovere lo sviluppo locale. Essa avviò un duplice processo evolutivo: da un lato si ebbe la valorizzazione della multifunzionalità dell agricoltura e dall altro una regionalizzazione e settorializzazione degli interventi. M01_2_Economia_Agraria.indd 145 M 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini