SEZIONE M

zi m- o e a o- e it, e nme i, oti ri ie e o- ù o ain al oe e ao a e n. LA POLITICA AGRICOLA COMUNE M 147 La riforma approvata nel 2003 consolidava questi strumenti, rendendoli obbligatori, e stabiliva un legame tra le politiche di mercato e i comportamenti virtuosi degli agricoltori in materia ambientale, paesaggistica e di produzione di alimenti sani e di qualità. Gli stessi strumenti rafforzavano le politiche di sviluppo rurale. La riforma individuava nuovi modelli di sviluppo rurale: endogeno (basato principalmente sulle risorse locali e sulla capacità degli attori locali di concepire e gestire progetti sul territorio), integrato (che promuoveva l integrazione di tutte le attività economiche e sociali a livello locale: turismo, artigianato e industria, servizi, attività sociali e culturali) e sostenibile (che sosteneva la riproduzione delle risorse ambientali e culturali usate nel processo produttivo). La riforma conferma l impostazione della PAC sulla base di due pilastri: il primo riguardante misure di mercato che introducevano il regime di pagamento unico per azienda, indipendente dalla produzione (disaccoppiamento); il secondo riguardante misure di sviluppo rurale che riordinavano le modalità della programmazione mediante un irrobustimento della governance (coinvolgimento delle parti economiche e sociali), introduceva una moderata semplificazione procedurale e arricchiva la gamma delle misure di sostegno attraverso il potenziamento degli interventi per la qualità dei prodotti alimentari e una più rapida diffusione e applicazione delle norme UE in materia di ambiente, sanità pubblica, igiene e benessere degli animali. Con questa politica di sviluppo rurale si intendeva promuovere numerose iniziative locali mediante la diversificazione della produzione, il miglioramento della commercializzazione dei prodotti e la riorganizzazione delle attività economiche. I quattro principi essenziali di questa politica riguardavano: la multifunzionalità dell agricoltura, un approccio plurisettoriale e integrato dell economia rurale, la flessibilità degli aiuti allo sviluppo rurale e la trasparenza nell elaborazione e nella gestione dei programmi. Nel sancire il legame tra agricoltura e territorio, la nuova politica di sviluppo rurale persegue tre obiettivi principali che rappresentano gli assi strategici: 1 o asse. Rafforzamento e competitività dell agricoltura e silvicoltura, due settori car- dine dell ambiente rurale; 2 o asse. Miglioramento della competitività delle zone rurali, con particolare riguardo alla diversificazione delle attività economiche (per garantire occupazione lavorativa) e alla qualità della vita delle popolazioni che vi risiedono; 3o asse. Conservazione dell ambiente, del paesaggio e del patrimonio rurale dell Europa. M A questi tre assi si aggiunge successivamente l iniziativa LEADER: costruire la capacità locale di occupazione e diversificazione. Le tre principali novità introdotte dalla riforma del 2003 furono quindi la condizionalità, il disaccoppiamento e la modulazione degli aiuti. L eco-condizionalità degli aiuti diretti riguardava la subordinazione del pagamento al rispetto di determinate norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e benessere degli animali, con regole che garantivano l obbligo di mantenere la terra in buone condizioni agronomiche ed ecologiche. Tale obbligo riguardava tutte le terre agricole, con particolare attenzione per quelle non più utilizzate a fini di produzione. L intervento si focalizzava su obiettivi di protezione del suolo, quali il mantenimento della struttura e dei livelli di sostanza organica, oltre che degli habitat. Il disaccoppiamento consisteva in un pagamento unico per azienda M01_2_Economia_Agraria.indd 147 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini