2.2.3 Valore di trasformazione

M 162 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ESTIMO: PRINCIPI E PROCEDURE ESTIMATIVE Il valore di costo può essere calcolato sia con il metodo della comparazione, sia con procedura analitica. 2.2.3 Valore di trasformazione. Vi sono dei beni per i quali, pur non esistendo un mercato, esiste la possibilità di commercializzare i prodotti che derivano dalla loro trasformazione. In campo agrario si possono, per esempio, ricordare i pascoli o i boschi, mentre in campo urbano si possono ricordare le aree edificabili. In questi casi è possibile stimare il valore sottraendo al valore di mercato del bene derivato dalla trasformazione i costi necessari a realizzare la trasformazione stessa. I costi da considerare sono quelli dell imprenditore puro calcolati nell ipotesi di ordinarietà e di permanenza delle condizioni di stima. 2.2.4 Valore di surrogazione. Vi sono dei beni per i quali non sussiste un vero mercato e il cui valore può essere stimato analizzando il costo di un suo surrogato, cioè un bene in grado di fornire un livello analogo di utilità al consumatore o di svolgere la stessa funzione nell ambito del ciclo produttivo. Presupposto necessario perché possa essere stimato il valore di surrogazione è l esistenza di un surrogato e la possibilità di determinare l effettivo grado di sostituibilità. Un esempio può essere dato dalla stima del valore di una partita di letame, tramite il valore di mercato di fertilizzanti chimici in grado di apportare una stessa quantità di principi nutritivi. 2.2.5 Valore complementare. noto che il valore delle singole parti di un sistema, considerate separatamente, è inferiore al valore di quelle del sistema nel suo complesso. Ciò è vero tanto per i sistemi naturali quanto per quelli economici e aziendali. La perdita di valore di un bene, conseguente allo scorporo di una sua parte, può quindi essere più che proporzionale rispetto alla frazione sottratta. Ciò dipende essenzialmente dall instaurarsi di fenomeni di inefficienza nell uso dei fattori produttivi, in particolare di quelli fissi o, più in generale, da un aumento dei costi gestionali. Particolare rilevanza, al fine dell instaurarsi di rapporti di complementarità, assume la presenza di economie di scala, cui sono da addebitarsi in buona parte maggiori costi di produzione e quindi la perdita di efficienza. In tutti i casi in cui sussista complementarità tra le diverse componenti di un bene, è corretto, almeno in linea di principio, il ricorso alla stima del valore complementare che è dato dalla differenza tra il valore di mercato della parte intera meno il valore di mercato della parte sottratta. Tale fattispecie può ricorrere tipicamente nei casi di esproprio parziale di un impresa agricola in cui si dovrebbe procedere a una doppia stima. Perché si verifichi l ipotesi della complementarità è però necessario anche che la parte sottratta non sia reintegrabile. Come osserva Di Cocco (1960) qualora il bene (o porzione) sia reintegrabile in qualche modo, il suo valore complementare ... si confonde, praticamente, con l importo necessario per realizzare l integrazione . 2.2.6 Valore di capitalizzazione. Il valore di capitalizzazione non va confuso con il metodo di stima per capitalizzazione dei redditi che costituisce, al contrario, uno dei possibili approcci impiegabili per stimare il valore di mercato. Il valore di capitalizzazione assume una configurazione autonoma rispetto al valore di mercato quando si tratti di stimare il valore di alcuni diritti quali: il diritto di usufrutto, il prezzo di affrancazione nell enfiteusi, il diritto residuo nel vitalizio, il debito residuo di un mutuo, il M02_Estimo_Rurale_Amb.indd 162 5/31/18 11:05 AM v n z p u 2 b la im r p d p d s 2 2 c n a v d s p il 2 d fa s p

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini