SEZIONE M

E e ti el o el eci ozià a e e o ndi ti n o- e à à e o ti a uel no STIMA DI BENI NEL CONTESTO PUBBLICO M 193 Diversamente dal costo di surrogazione le spese difensive sono in genere osservabili e sono usualmente impiegate anche nell ambito della contabilità ambientale. Si possono fare numerosi esempi al riguardo. Se la qualità dell acqua dei pozzi privati peggiora a causa dell inquinamento delle falde, è possibile utilizzare dei filtri da applicare ai rubinetti per migliorarne le caratteristiche. Oppure, l inquinamento atmosferico può rendere necessario sostenere maggiori costi di manutenzione ordinaria degli immobili. L inquinamento delle acque superficiali da parte delle attività economiche rende necessario realizzare sistemi di depurazione delle acque il cui costo costituisce un ulteriore esempio di spese difensive. Benché da un punto di vista teorico le spese difensive costituiscano una approssimazione per difetto del danno ambientale subito dai cittadini (Marangon, Tempesta, 2004), in taluni casi, la relativa semplicità di calcolo e la maggiore speditezza delle procedure estimative possono rendere preferibile il ricorso a questi metodi rispetto a quelli basati sul surplus del consumatore. Costo di riproduzione/ripristino. Alcuni beni ambientali, qualora danneggiati, possono essere riportati alla loro condizione originaria tramite interventi di varia natura. La legislazione italiana prevede che chi danneggia un bene ambientale debba farsi carico dei costi di ripristino. Quando il ripristino possa essere realizzato in tempi molto rapidi, allora il relativo costo può essere considerato una stima adeguata (benché approssimativa) del valore del bene ambientale. Quando, al contrario, i tempi siano molto lunghi o i risultati del ripristino siano solo parziali, allora i costi non si possono assimilare al valore del bene ambientale. In questo caso, infatti, vi sarà una perdita per un arco temporale più o meno lungo dei benefici che il bene ambientale è in grado di produrre che dovranno essere stimati per altra via. quindi importante che non siano confusi i costi di ripristino con il valore del bene ambientale: nel caso dei beni pubblici non si può infatti mai presumere che vi sia uguaglianza tra costo di produzione e valore di un bene poiché, non esistendo un mercato, non vi è alcun meccanismo che possa condurre, sia pure tendenzialmente, all annullamento del profitto dell imprenditore e a uguagliare perciò costo marginale e beneficio marginale. Costo opportunità. Con il termine costo opportunità in economia si fa riferimento alla remunerazione che potrebbe avere un fattore produttivo quando impiegato in modo alternativo rispetto a quello attuale. Un esempio tipico è costituito dal lavoro dell imprenditore nelle aziende diretto-coltivatrici che non dà luogo ad alcun esborso esplicito. In questo caso, per una corretta definizione dell utile di esercizio, è necessario attribuire un prezzo al lavoro dell imprenditore. Generalmente il prezzo può essere quantificato considerando il salario che, in situazioni di ordinarietà, un lavoratore con il livello di qualificazione pari a quello dell imprenditore potrebbe percepire in altre attività economiche. Il costo opportunità è quindi la più probabile remunerazione che il fattore produttivo potrebbe percepire quando impiegato al di fuori dell azienda. Nel caso dei beni pubblici il costo opportunità assume il significato di rinuncia ai benefici economici derivanti da un impiego alternativo e più remunerativo del bene stesso, al fine di garantire un flusso di benefici non mercantili. In questo caso, generalmente, una norma impone un vincolo sul bene e il costo opportunità sarà dato dal flusso M02_Estimo_Rurale_Amb.indd 193 M 5/31/18 11:05 AM

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ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini