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M 194 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ESTIMO: PRINCIPI E PROCEDURE ESTIMATIVE di redditi privati che sarebbe in grado di generare in assenza del suddetto vincolo15. La rinuncia a parte, o a tutti, i benefici economici che un bene può produrre costituisce pertanto una sorta di limite inferiore del loro valore sociale. Infatti, se il comportamento sociale è razionale, il valore dei benefici ottenuti tramite il vincolo deve essere maggiore o uguale ai costi (minori redditi) che l imposizione del vincolo comporta. Gli esempi rinvenibili nell ordinamento giuridico italiano sono numerosi, ma certamente il più noto è costituito dal vincolo idrogeologico (r.d.l. n. 3267 del 1923). Nel caso delle foreste il costo opportunità potrebbe essere dato dal reddito derivante dal pascolo o dal prato. Poiché il suolo è una risorsa non riproducibile, un vincolo d uso comporta la perdita della totalità dei redditi che dall utilizzo alternativo si potrebbero conseguire tramite un utilizzo più intensivo. Il valore sociale del bosco potrebbe quindi essere pari alla differenza tra il prodotto netto medio annuo del pascolo e quello del bosco16. Si può ben comprendere, peraltro, come questo approccio possa risultare riduttivo o non utilizzabile nel caso in cui l uso forestale non abbia valide alternative economiche. Si tratta quindi di un metodo da utilizzare con una discreta cautela e solo quando sia accertata la presenza di una forte pressione per un utilizzo alternativo della risorsa da parte di operatori economici privati. Valore complementare e benefici monetari esterni. l valore complementare, pur essendo un tipo di valore tipico dell Estimo privato, potrebbe essere impiegato, secondo taluni Autori, per la stima dei beni pubblici. Va però rilevato che in questo caso si è più o meno volutamente equivocato sul concetto di complementarità . Nel caso dell Estimo privato, come si è visto, il valore complementare deriva essenzialmente dalla differenza tra due valori di mercato (il valore del bene nella sua interezza e quello che si avrà una volta che ne sia stata sottratta una parte). La complementarità tra le diverse parti di un fondo deriva principalmente da motivazioni di carattere tecnologico e organizzativo interne all impresa o alla funzionalità di un immobile a uso privato. La situazione è completamente diversa nel caso di complementarità tra valore di un immobile e presenza di un bene in grado di generare esternalità positive. Quando a beneficiare delle esternalità positive sia un attività economica, la relazione di complementarità si tradurrà in un aumento della redditività economica dell attività produttiva stessa. Si pensi alla funzione di barriera frangivento di una siepe o di un filare di alberi posto lungo i confini di un appezzamento. In questo caso ovviamente il beneficio esterno non sarà misurato considerando il valore di un fondo in presenza o in assenza della barriera frangivento, quanto piuttosto attraverso il maggiore beneficio fondiario conseguente al positivo effetto della siepe stessa. Da un punto di vista concettuale, è quindi più corretto parlare di benefici monetari esterni piuttosto che di valore complementare. Con l espressione beneficio monetario esterno si farà pertanto riferimento al maggior reddito derivante a una a t fr s s c d n li n e ta s ( In ti p p g 1 2 3 a to d c d p p m 3 a lo s 1 15 In tutti i casi in cui, per conservare un bene pubblico, viene applicata una norma di tipo comando e controllo , si genererà quindi un costo opportunità. Le norme di tipo comando e controllo sono gli strumenti più utilizzati nel nostro ordinamento giuridico al fine di tutelare il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale. 16 Per prodotto netto nella letteratura economico-agraria si fa riferimento alla remunerazione della totalità dei fattori produttivi impiegati nel ciclo produttivo: terra, lavoro, capitale e imprenditorialità. M02_Estimo_Rurale_Amb.indd 194 5/31/18 11:05 AM e q p

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ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini