3.1.3 La “Legge per la casa” (l. 22/10/1971, n. 865)

M 252 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - STIME LEGALI ideata per ridurre la dimensione dell indennizzo e consistente nel fare la media tra il valore venale del bene e la somma di dieci annualità di fitto aventi la data certa. In mancanza di data certa ai fitti si sostituiva la somma di dieci annualità di imponibile catastale. Al momento della sua emanazione, la Legge di Napoli costituì un fatto episodico e contingente, necessario per far fronte a una particolare situazione di emergenza, l epidemia colerica; successivamente, però, con la l. 7/1/1892, n. 2, venne data facoltà al Governo di estendere tali disposizioni anche ad altri Comuni. Ebbe così inizio una serie di provvedimenti che si richiamavano ai criteri stabiliti dalla Legge di Napoli. Il primo è rappresentato dalla Legge ferroviaria (l. 7/7/1907, n. 429), che estendeva a tutto il territorio nazionale l applicazione delle norme relative al calcolo dell indennizzo previsto dalla Legge di Napoli per le espropriazioni occorrenti per i lavori sulle linee ferroviarie esistenti e per le nuove costruzioni ferroviarie. Per la prima volta, norme emanate per le espropriazioni di immobili urbani venivano applicate prevalentemente alle espropriazioni di terreni extraurbani. Successivamente, i criteri di calcolo dell indennità secondo la Legge di Napoli vennero applicati ad altre espropriazioni, quali quelle relative agli aeroporti (l. 23/6/1927, n. 1630), all edilizia scolastica (l. 5/2/1928, n. 577 e l. 28/7/1967, n. 641), all edilizia economica e popolare (l. 18/4/1962, n. 167), all esproprio di aree edificabili (l. 8/8/1992, n. 359). Nell ambito dell edilizia residenziale, a partire dagli anni Settanta, si avviò un programma politico di interventi sul mercato della casa, teso a facilitarne l acquisto da parte delle masse di lavoratori. Per raggiungere lo scopo, il legislatore dette inizio a una serie di normative che introducevano, tra l altro, nuove procedure di esproprio e nuovi criteri per la determinazione della relativa indennità. 3.1.3 La Legge per la casa (l. 22/10/1971, n. 865). Dava facoltà ai Comuni di espropriare immobili urbani ed extraurbani nell ambito dell attuazione dei piani regolatori previsti dalla normativa urbanistica; l indennità di esproprio venne stabilita con riferimento al valore agricolo medio del precedente anno solare, determinato dall Ufficio Tecnico Erariale per ciascun tipo di coltura. Con la legge 865/71 il legislatore, al fine di dare impulso all attività edilizia permessa dalla PA, esclude il principio del valore di mercato quale criterio di indennità, e inserisce al comma 4 dell art. 16 il valore agricolo medio calcolato attraverso un procedimento sintetico per valori tipici. La l. 27/6/1974, n. 247, estese le disposizioni della legge sulla casa a tutte le espropriazioni messe in atto da enti di diritto pubblico, anche se non connesse al settore dell edilizia abitativa. La Legge per l edificabilità dei suoli (l. 28/1/1977, n. 10), nota come Legge Bucalossi , molto importante dal punto di vista urbanistico, apporta modifiche e integrazioni in materia di espropriazioni alla Legge per la casa, della quale mantiene comunque il criterio di determinare l indennità di esproprio sulla base del Valore Agricolo Medio (VAM). L indennità per le aree comprese nei centri edificati è commisurata al VAM medio delle colture più redditizie tra quelle che, nella regione agraria in cui cade l area da espropriare, coprano una superficie superiore al 5% di quella coltivata della regione agraria stessa. Quindi, per le aree edificate, Ind 5 VAM(max) ? n dove: VAM(max) 5 valore agricolo medio della coltura più redditizia della zona censuaria; n 5 moltiplicatore definito dal Comune (n 5 da 2 a 5, Comune , 100.000 ab.; n 5 da 4 a 10, Comune . 100.000 ab). M04_Stime_Legali.indd 252 5/31/18 11:10 AM p r c s s e 3 c in L v in m e o a c a e c d l tu r d la fi c è 2 ti s d 4 d a ti a m

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini