SEZIONE M

a- e oa, à ti 7, e re. o e, e a e o o di e e- di aio e di o oe sn e). e aa. a; a ESPROPRIAZIONI PER PUBBLICA UTILIT M 253 Con la sentenza n. 5/1980 la Corte Costituzionale dichiara l illegittimità della Legge per la casa e della Legge Bucalossi, non considerando un equo ristoro per il proprietario espropriato il ricorso al VAM anche per le aree edificabili. Il Parlamento provvede emanando la legge 385/1980, Legge tampone, dove si dichiara che le indennità calcolate con le leggi rese incostituzionali hanno solo valore di acconto. Successivamente anche la Legge tampone verrà dichiarata incostituzionale con la sentenza c.c. n. 223/1983 e con la sentenza della Cassazione 5401/1984, dove viene sancito il regime del doppio binario: VAM Aree Agricole e Valore Venale per le aree edificabili. In attesa di una organica disciplina in materia, il Parlamento emana la legge 359/1992, Legge Amato, la quale stabilisce (art. 5 bis) che l indennità per le aree edificabili sia determinata in base alla semisomma (ex Legge di Napoli, art. 13), sostituendo in ogni caso ai fitti coacervati dell ultimo decennio, il reddito dominicale rivalutato. L importo così determinato era ridotto del 40%. In caso di cessione volontaria non veniva applicata la riduzione. Ind 5 [VV 1 10 RD (riv.)] ? 0,60 Nel 1993 una sentenza della Corte Costituzionale (283/93) sancisce che il criterio indennitario per le aree edificabili rispetta la Costituzione e inserisce il criterio delle maggiorazioni. Con il d.P.R. 327/2001 viene emanato il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropri per pubblica utilità, che costituisce fino a oggi la normativa di riferimento. Il Testo Unico, operativo dal 30/06/2003, stabilisce all art. 37 la validità dei criteri ex art. 5 bis per le aree edificabili, mentre all art. 40 comma 1, stabilisce che per le aree non edificabili l indennità sia determinata in base al criterio del valore agricolo rispetto alle colture effettivamente praticate sul fondo e al valore dei manufatti edilizi legittimamente realizzati, anche in relazione all esercizio dell azienda agricola, senza valutare la possibile o effettiva utilizzazione diversa da quella agricola. Al comma 2, stabilisce che se l area non è effettivamente coltivata, l indennità è commisurata al VAM prevalente nella zona. Nel 2007 la Corte Costituzionale con sentenza 348/2007 raccoglie il richiamo effettuato nel 1992 dalla Corte di Strasburgo riguardo la non equità degli indennizzi e dichiara l illegittimità costituzionale dell art. 37, commi 1 e 2, del d.P.R. 327/2001. A seguito di questa situazione il Parlamento emana la legge 244/2007 dove, all art. 2, si modifica la determinazione dell indennità di esproprio di area edificabile o legittimamente edificata, commisurandola al valore venale. L indennità di espropriazione di un area edificabile è stabilita nella misura pari al valore venale del bene. Quando l espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economicosociale, l indennità è ridotta del 25%. Nei casi in cui è concluso l accordo di cessione, l indennità è aumentata del 10%. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 181/2011, dichiara l incostituzionalità dell articolo 40, commi 2 e 3, del d.P.R. 327/2001, articolo in cui si faceva riferimento ai cosiddetti VAM (valori agricoli medi) utilizzati ai fini della determinazione dell indennità da offrire per l esproprio di aree non edificabili, con le maggiorazioni previste dall art. 45 dello stesso TU (triplicazione del VAM per proprietari coltivatori diretti o aumento del 50% per gli altri proprietari). La Corte non ha ritenuto estendibile tale declaratoria anche al comma 1, art. 40, che concerne l esproprio di un area non edificabile, ma coltivata, e stabilisce che l indennità definitiva è determinata in base al criterio del valore agrario, tenendo conto delle colture effettivamente praticate sul fondo e del valore dei manufatti edilizi legittimamente realizzati, anche in relazione all esercizio dell azienda M04_Stime_Legali.indd 253 M 5/31/18 11:10 AM

SEZIONE M
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ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini