SEZIONE M

a a o aui a e il u- ), no o a o i- e- o e eai e a ue o ni e- STIMA DEI DANNI M 265 1. Quelli diretti riguardano la vegetazione e la produzione: sono dovuti all impatto dei chicchi gelati sulla pianta che causa rottura di foglie e di rami, caduta di fiori, frutti, semi, deprezzamento del prodotto, ecc. 2. Quelli indiretti sono dovuti alle ferite che la meteora provoca sugli organi vegetali e che costituiscono vie d accesso per i parassiti fungini e batterici. I danni possono essere di entità variabile in funzione del tipo di coltura e della sua fase fenologica, nonché a seconda dell intensità della grandinata, della sua durata, della dimensione dei chicchi, della presenza del vento. Le colture che corrono i maggiori rischi sono quelle che presentano un ciclo vegetativo alquanto lungo e coincidente con il periodo primaverile-estivo, nonché quelle il cui prodotto viene sensibilmente deprezzato anche da grandinate di lieve entità (tabacco, colture floricole). Ugualmente sensibili sono i fruttiferi e la vite, specie nel periodo di maturazione del raccolto. La frequenza e la dannosità delle grandinate hanno condotto, in epoche passate, alla ricerca di mezzi di difesa che oggi consideriamo utopistici (suono di campane, cannoni antigrandine, ecc.). Allo stato attuale si può affermare che i mezzi di difesa non sono molto diversificati, ma si riducono a due tipologie, definite rispettivamente difesa attiva e difesa passiva. Le reti antigrandine in plastica rappresentano il più valido mezzo di difesa attiva, anche se esso presenta elevati costi di impianto e di esercizio, per cui è limitato alle sole colture di alto reddito. La cosiddetta difesa passiva, per contro, è la tipologia più diffusa e consiste nell assicurazione contro i danni da grandine. Questo tipo di intervento risulta meno costoso rispetto alla difesa attiva, specialmente da quando un aliquota del premio è posta a carico dell ente pubblico. L assicurazione contro i danni da grandine può essere totale o parziale a seconda che riguardi l intero prodotto aziendale, un singolo appezzamento o una quota parte di esso. I danni provocati dalla grandine vengono in genere rilevati mediante una stima fatta da uno o più periti nominati dall impresa assicuratrice. Dopo essersi assicurato che l appezzamento o gli appezzamenti danneggiati sono quelli descritti nella polizza, dopo aver verificato se la quantità assicurata del prodotto rappresenta il totale o una parte di quella raccoglibile e se la polizza contempla una franchigia, il perito compie le necessarie operazioni estimative tese ad accertare quanto segue: a. la quantità di prodotto che, indipendentemente dalla grandine e in relazione all andamento stagionale, si sarebbe ottenuta; b. se il raccolto, indipendentemente dalla grandine, ha subito danni provocati da altre cause, quali agenti parassitari o altre avversità meteoriche (brina, gelo, siccità, ecc.); c. se sono state eseguite tempestivamente e opportunamente le necessarie cure colturali e gli interventi di concimazione, diserbo, trattamenti antiparassitari, ecc.; d. se il danno è stato accresciuto dolosamente; e. se l agricoltore, dopo la grandinata, ha eseguito le cure colturali che avrebbero potuto limitare l entità del danno; f. se la coltura avrebbe potuto essere tempestivamente sostituita con un altra e, in caso affermativo, quale reddito avrebbe potuto presumibilmente ottenersi dalla nuova coltura; g. se è in atto una coassicurazione (ammessa) o una doppia assicurazione (vietata). L indagine relativa alla doppia assicurazione non è certamente facile perché l assicurato cercherà di occultarla in tutti i modi possibili; tuttavia è bene indagare in proposito, specie se impronte o tracce di calpestamento fanno nascere il sospetto che i campi siano già stati visitati da altri periti. La quantità di prodotto che si sarebbe ottenuta in assenza del danno da grandine, moltiplicata per il prezzo medio di mercato, dà il valore M04_Stime_Legali.indd 265 M 5/31/18 11:10 AM

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ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini