1.1.1 Misure di variabilità

M 350 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI STATISTICA E CALCOLO... Queste due modalità di svolgimento delle rilevazioni danno luogo a una suddivisione all interno della Statistica tra: Statistica descrittiva, che ha per oggetto l elaborazione di una sintesi dei caratteri della popolazione oggetto di un indagine; Statistica inferenziale, il cui scopo è quello di verificare se, e in che misura, le informazioni ottenute da un campione possano essere estese alla popolazione nel suo complesso. Per riassumere i dati, in genere, si fa ricorso all uso di tabelle, grafici e alla costruzione di indici di varia natura. Di particolare importanza ai fini estimativi è l analisi delle distribuzioni di frequenza e l elaborazione delle misure di tendenza centrale e di variabilità dei dati (®Statistica descrittiva). 1.1.1 Misure di variabilità. Benché nella prassi estimativa si faccia usualmente ricorso ad indici di tendenza centrale, un importanza non minore, al fine di una corretta interpretazione dei dati, è assunta dalle misure di variabilità, cioè dagli indicatori di dispersione. infatti noto che valori medi uguali possono essere originati da popolazioni assai diverse riguardo alla dispersione dei valori. Un valore fondiario unitario medio di 30.000 può derivare da un campione in cui si sono osservati valori di 20.000, 30.000 e 40.000 , così come da un campione in cui si sono osservati valori di 5.000, 30.000 e 55.000 . chiaro che nel secondo caso il valore medio è molto meno affidabile rispetto al primo a causa della maggiore dispersione dei valori osservati nei campioni. L analisi della distribuzione e dispersione dei dati consente inoltre di individuare i valori anomali (outliers) che dovrebbero essere correttamente esclusi dal calcolo della media. Una prima informazione relativa alla dispersione dei dati viene fornita dall analisi della distribuzione di frequenza. Gli indici di dispersione di maggiore impiego sono il campo di variazione, lo scarto interquartile, la varianza e lo scarto quadratico medio. 1.2 Eventi di natura probabilistica. L utilizzo di campioni è usuale nella prassi estimativa. In genere, infatti, le stime per comparazione vengono realizzate utilizzando solo un numero ridotto di informazioni relative alle compravendite avvenute in un certo periodo di tempo e in un certo territorio. Lo stesso si può dire qualora si voglia determinare il valore di mercato con procedura indiretta. importante, pertanto, che il perito sia cosciente del fatto che dalla popolazione (costituita idealmente da tutte le compravendite avvenute in un dato lasso di tempo) è possibile estrarre un numero elevato di campioni diversi che potrebbero fornire in linea di massima stime diverse della media dei prezzi. La stima del valore ha quindi in ogni caso natura probabilistica: dipende cioè dalla probabilità di estrarre un campione rappresentativo dell universo statistico. In altri termini, utilizzando dati campionari, l estimatore non può essere certo che gli indici statistici elaborati rappresentino la realtà. La Statistica fornisce comunque degli strumenti per comprendere quanto siano affidabili le misure di posizione calcolate (in particolare la media). Per approfondimenti sul calcolo delle probabilità, variabili casuali e distribuzioni di probabilità (®N2-Statistica). In ambito estimativo sapere qual è la probabilità che si verifichi un dato evento è di fondamentale importanza: per esempio, un valore fondiario stimato può avere una probabilità molto alta o molto bassa di verificarsi in una reale compravendita; ovviamente una stima è tanto migliore quanto maggiore è la sua probabilità, anche se in genere l estimatore non è a conoscenza della distribuzione di probabilità dell evento che sta analizzando. Tuttavia, è importante osservare che moltissimi fenomeni sociali e biologici, specie quando riguardino popolazioni sufficientemente ampie, tendono ad avere M08_Statistica.indd 350 5/31/18 11:18 AM u b u d d lo la a a p o d u c n s tr c e q p ta

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini