3.5.2 Costo agricolo

M 36 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI ECONOMIA riguardano beni e servizi che vengono consumati o che esauriscono la loro utilità in un unico processo produttivo e sono direttamente imputabili all attività considerata. In realtà aziendali con ordinamenti colturali molto diversificati, diviene estremamente importante poter controllare gli scostamenti tra costi variabili programmati e reali, per poter operare, nei limiti del possibile, dei provvedimenti correttivi. La differenza tra i ricavi e i costi variabili determina il margine lordo di contribuzione che identifica il contributo delle singole attività (es. colture) al risultato economico aziendale per un dato livello di costi fissi e congiunti. In un ottica di breve periodo, fatti salvi i vincoli di ordine produttivo, commerciale, finanziario, ecc., la massimizzazione del risultato economico aziendale avviene espandendo per quanto possibile l attività che garantisce il margine lordo di contribuzione più elevato. Per esempio, dati i costi fissi e congiunti, si ripartirà la SAU sulla base dei margini lordi di contribuzione delle colture, date le diverse necessità di fattori e disponibilità degli stessi. 3.5.2 Costo agricolo. Nell elaborazione di strategie aziendali di medio e lungo periodo occorre conteggiare tutti i costi diretti che possono sorgere o cessare con l introduzione o l eliminazione di un attività produttiva, come una coltura, dai piani colturali. Risulta allora utile sommare al costo variabile della singola coltura o attività anche i costi fissi direttamente imputabili alla stessa (costi diretti fissi), come la manodopera fissa e gli ammortamenti di macchine o impianti interamente o parzialmente dedicati al processo produttivo in oggetto (es. i costi di ammortamento della cantina o della stalla). Qualora si intenda valutare la convenienza all introduzione di nuove colture, che implichino investimenti e costi specifici rispetto a quelli esistenti, risulta essenziale valutare non solo i costi variabili, ma anche i costi derivanti da costi fissi connessi con l attività. La differenza tra ricavi e il costo agricolo determina il margine di contribuzione. 3.5.3 Costo pieno agricolo. Una data produzione implica, oltre ai costi diretti fissi e variabili, anche quelli congiunti (o comuni) derivanti da svariate attività aziendali collaterali, di natura indiretta, spesso non legate a specifici processi di produzione, che però contribuiscono all attività aziendale complessiva, come operazioni di manutenzione del fondo (manutenzione dei fossi e della viabilità interna, annessi rustici). In altri casi si tratta di costi che non sono direttamente imputabili per mancanza di informazioni adeguate: così si hanno costi congiunti per macchine utilizzate per lavorare il terreno su cui vengono poi coltivate diverse colture, costi della manodopera, ecc. L imputazione di tali costi a una specifica attività passa attraverso un processo di riparto operato sulla base di diversi possibili criteri, che devono rispondere a requisiti di pertinenza (del costo e dell attività che l ha generato), al processo produttivo per il quale il bilancio colturale viene redatto e di praticità. I criteri più usati nella prassi fanno ricorso a riparti sulla base della percentuale di superficie aziendale occupata dalle colture, dal contributo dell attività alla produzione lorda vendibile, ecc. I costi indiretti, sommati al costo agricolo, determinano il costo pieno agricolo, che rappresenta il costo tecnico sostenuto per la produzione e il mantenimento dell efficienza dell azienda riferito alla specifica attività. M01_1_Economia_Agraria.indd 36 6/14/18 4:32 PM e p 3 r te c g fa d p c d 3 v d g e fi r a c ti N d p e è c q n L a 3 s v in fa n r z r

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini