2.4.2 Il Codice deontologico

o- u- a vi 8, le al li el e- odi s- al il di a di el e o, e n- 4, è aa. o oe li ORGANIZZAZIONE DELL ORDINE M 407 nazionali (articolo 8, comma 7). I Consigli di disciplina 15 sono composti da un numero di membri uguale a quello dei consiglieri dell Ordine, membri che possono essere liberi professionisti (anche iscritti ad altri ordini o collegi) o anche magistrati. La scelta dei membri del Consiglio di disciplina spetta al Presidente del Tribunale, nella cui circoscrizione si trova la sede dell Ordine territoriale, al quale viene sottoposto un elenco di nominativi contenente il doppio del numero di membri del Consiglio da scegliere. Assume la presidenza del Consiglio di disciplina il membro con maggiore anzianità di iscrizione (o, nel caso in cui vi siano anche membri non professionisti, con maggiore età anagrafica), mentre il membro con minore anzianità di iscrizione (o, nel caso in cui vi siano anche membri non professionisti, con minore età anagrafica) funge da segretario. Nell ambito dei Consigli di disciplina sono formati, per la trattazione e definizione delle singole pratiche, dei Collegi di disciplina composti da tre membri. Una volta ricevuta una segnalazione di presunto comportamento illecito e sanzionabile di un iscritto, il Presidente del Consiglio di disciplina decide la formazione di un Collegio di disciplina (del quale può far parte anche il Presidente stesso), tenendo conto di eventuali incompatibilità dei membri del Consiglio di disciplina ai fini della trattazione del caso. Nella prima riunione, il Collegio di disciplina (presieduto dal membro più anziano di iscrizione o di età anagrafica) esamina il caso sottoposto a procedimento e, se non lo ritiene manifestamente infondato, procede con l istruzione della pratica affidando a uno dei membri il compito di acquisire ulteriori informazioni rinviando ogni decisione alla seduta successiva. Nella seduta successiva, il membro del Collegio istruttore riferisce ai colleghi in merito alle ulteriori informazioni reperite, dopo di che il Collegio decide se archiviare la pratica o procedere alla trattazione del caso. Nella seconda eventualità, viene data comunicazione all iscritto sottoposto a procedimento dell avvio del procedimento stesso, invitandolo a presentarsi alla successiva riunione del Collegio di disciplina per essere sentito in merito all oggetto del procedimento. L iscritto sottoposto a procedimento può produrre memorie, documenti e quant altro ritiene necessario, facendosi anche eventualmente assistere, a sua discrezione, da un legale. Al termine del procedimento, che può anche protrarsi per più riunioni successive, il Collegio di disciplina emette il giudizio di definizione del caso, che può consistere nel proscioglimento del professionista interessato o nell adozione dei provvedimenti disciplinari previsti dalla vigente normativa. 2.4.2 Il Codice deontologico. Oltre alle norme disciplinari previste dalla legge, l esercizio professionale è anche soggetto al rispetto dei principi e delle norme di comportamento contenuti nel Codice deontologico approvato dal CONAF con delibera di Consiglio n. 185 del 13 giugno 2013. Il Codice deontologico fissa i principi ai quali si devono attenere i professionisti; le norme in esso contenute hanno carattere precettivo e vincolante per tutti gli iscritti. Il documento si articola in cinque sezioni , più una sesta di Disposizioni finali , ognuna delle quali tocca argomenti specifici della sfera professionale del Dottore Agronomo e Dottore Forestale. 1. La prima sezione del documento (Definizioni e principi fondamentali) indica quali sono i principi fondamentali della professione e, in particolare, come essa sia, a tutti gli effetti, esercitata per interesse pubblico, a difesa dei principi degli articoli 9 e 32 della Costituzione della Repubblica Italiana, e dell articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell Unione Europea (articolo 5). M 15 La procedura qui riportata è oggetto della Circolare CONAF n. 17/2014 Linee guida per il funzionamento dei consigli di disciplina . M09_Dott.Agronomi&Forestali.indd 407 5/31/18 11:21 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini