1.1 Attività del CTU

M 422 ECONOMIA E POLITICA AGRARIA, ESTIMO - LA PROFESSIONE IN AMBITO LEGALE 3. se egli stesso, o il coniuge, ha causa pendente o grave inimicizia oppure rapporti di a r fe g credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori; 4. se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa o ha deposto in essa come testi- mone oppure ne ha avuto conoscenza come magistrato o come arbitro in altro grado del processo o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico; 5. se è tutore, curatore, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; 6. se inoltre è amministratore o gerente di un ente, di un associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa. v m r ta s 1.1 Attività del CTU. Il CTU è chiamato a compiere le indagini che gli sono com- missionate dal giudice e, in udienza o in camera di consiglio, gli fornisce i chiarimenti richiesti allo scopo di far conoscere la verità. Per assolvere il compito che gli è stato affidato, il CTU, da solo o insieme al giudice, può essere autorizzato a richiedere chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni presso terzi, a prendere visione di documenti e libri contabili, a effettuare sopralluoghi. Le parti possono intervenire in tutte le operazioni compiute dal CTU, personalmente o a mezzo di un proprio Consulente Tecnico di Parte (CTP) e dei patrocinanti, e possono sottoporgli osservazioni e istanze sia verbalmente che per iscritto. Pertanto, il CTU deve dare avviso alle parti del giorno, dell ora e del luogo di inizio delle operazioni. In sede di primo sopralluogo, il CTU deve sempre esprimere la possibilità di un bonario componimento della controversia e, qualora ne ricorrano gli estremi, deve redigere un processo verbale di conciliazione (o di amichevole transazione) sottoscritto, oltre che da se stesso, dalle parti. Il giudice, poi, mediante decreto, attribuisce al processo verbale efficacia di titolo esecutivo. Ogni volta che il CTU procede a indagini e rilievi deve compilare il verbale di accesso. Detto verbale deve contenere l ora di inizio delle operazioni, l elenco delle persone presenti, una breve descrizione delle indagini compiute, le osservazioni e i rilievi delle parti, la chiusura o il rinvio delle operazioni. Il verbale di accesso deve essere sottoscritto da tutti i presenti. Come s è detto, le parti possono farsi assistere da un Consulente Tecnico di Parte (CTP), che assume la figura di difensore tecnico: assiste a tutte le operazioni del CTU, ne controlla l operato e può assumere una posizione critica nei confronti delle sue conclusioni. 1.1.1 La relazione del CTU. Il CTU, dopo aver concluso le operazioni e udito le osservazioni degli eventuali consulenti di parte, se ha eseguito indagini senza la presenza del giudice redige una relazione in carta legale indirizzata al giudice e la deposita presso la cancelleria del tribunale. Tale relazione di consulenza dovrà essere chiara, obiettiva, ordinata, completa. Deve rispondere al quesito del giudice in modo esauriente evitando tuttavia, nel modo più assoluto, giudizi personali sulla controversia, sulla quale invece dovrà esprimersi il giudice, anche aiutato dalla consulenza stessa. La forma espositiva e l impostazione sono affidate alla oculatezza e alla preparazione culturale del CTU. Secondo l esperienza, l impostazione da dare alla relazione dovrà essere strutturata come segue: 1. la prima parte, di carattere introduttivo-descrittivo, deve contenere brevemente l antefatto della controversia, deducibile dai fascicoli di causa, e descrivere l oggetto della controversia; 2. la seconda parte presenta e sviluppa la procedura estimativa scelta dal CTU; 3. la terza parte ha carattere sintetico-conclusionale. Al di là di queste semplici indicazioni di massima, il filo conduttore, cioè il motivo centrale della relazione, consiste nel fornire al giudice, in maniera semplice e comprensibile, le indicazioni utili per consentirgli di formulare la sua decisione. M11_Professione_legale.indd 422 5/31/18 11:25 AM ta c 1 ( c d a b c M.11 2 L s m s s d r G in n p c

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini