4.3.1 Bilancio programmato

eli e où e io a g a g a e, lo ti a ie o ti o e è al a n- INDICI DI BILANCIO E ANALISI GESTIONALE M 49 4.3.1 Bilancio programmato. Il metodo del bilancio programmato (programme planning) fa parte delle indagini che l imprenditore può eseguire per cercare di realizzare l optimum organizzativo cui corrisponde il massimo rendimento economico. Limitandoci a un breve cenno sui principi informatori di questo argomento, è opportuno, anzitutto, tenere presente che i fattori produttivi da cui dipende l efficienza dell azienda possono essere: f issi: non possono essere modificati (almeno nel breve periodo) e possono riguardare l ordinamento aziendale (fattori fissi aziendali), oppure alcuni caratteri ambientali (limitazioni tecnico-aziendali e sociali). Tali possono essere, in determinate condizioni, l ampiezza del fondo, la disponibilità di acqua irrigua, di manodopera, ecc. Tali fattori costituiscono un dato di fatto in base al quale l imprenditore deve adattare e razionalizzare la sua attività di gestione aziendale; v ariabili: possono essere mutati in un periodo economicamente breve, adattandoli alle esigenze del massimo rendimento economico. Su di essi l imprenditore deve agire nella ricerca dell optimum organizzativo. Con il bilancio programmato l imprenditore, dato un insieme di fattori fissi, tende al raggiungimento del massimo rendimento economico dosando opportunamente i fattori variabili. I fattori fissi (immobilizzazioni in atto, eventuali vincoli dipendenti da esigenze tecnico-aziendali o da limitazioni di ordine giuridico-sociale, ecc.) sono limitanti. Essi possono essere utilizzati integralmente o parzialmente, ma incidono sul costo per quote costanti (costi costanti); si dicono anche risorse disponibili. Per attuare il bilancio programmato occorre, anzitutto, stabilire quali processi produttivi sono realizzabili in funzione dei fattori limitanti. Per ciascuno di essi occorre poi calcolare il relativo reddito unitario al lordo dei costi costanti e, infine, costruire il piano aziendale. Quest ultimo si sviluppa partendo dall integrale utilizzazione del fattore più limitante, a cui per successive approssimazioni vengono collegati impieghi sempre più redditizi dei fattori variabili, e procedendo così fino a quando l imprenditore ha realizzato quel piano aziendale che gli garantisce il massimo rendimento economico compatibile con l integrale utilizzazione della potenzialità produttiva di tutti i fattori limitanti. Possiamo, quindi, affermare che il bilancio programmato si avvicina all ottimo attraverso approssimazioni successive. M 4.3.2 Bilancio simulato. Quando l imprenditore deve scegliere tra varie possibilità, deve ripetere uguali procedure di bilancio (totale o parziale) nelle quali sono pochi i dati elementari che cambiano, costringendolo, peraltro, a reiterate operazioni di calcolo. Diventa allora interessante lo strumento informatico, che consente di effettuare, con rapidità e sicurezza, le necessarie elaborazioni. Si perviene, così, al concetto di bilancio simulato, cioè un bilancio che mantiene inalterata la struttura procedurale ed evidenzia come, al mutare di semplici dati elementari, cambino i risultati delle elaborazioni effettuate. Lo strumento informatico adatto allo scopo può essere un semplice foglio di calcolo. Secondo la terminologia informatica, chiamiamo input i dati immessi dall utente: essi sono, per esempio, le colture praticate, il tipo di allevamento adottato, le quantità e i prezzi dei prodotti e dei mezzi produttivi, ecc. Si chiama, invece, output il risultato dell elaborazione eseguita dal computer. II programma operativo (software) è formulato in modo che, a ogni modifica dei dati in input, avviene automaticamente (in tempo reale) la rielaborazione di tutti i M01_1_Economia_Agraria.indd 49 6/14/18 4:32 PM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini