4.6.1 Quote latte

M 60 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI ECONOMIA Le tecniche di allevamento delle varie specie sono ovviamente diverse e implicano scelte di mezzi tecnici, ma possono essere diverse anche nell ambito della stessa specie: la vacca si può allevare allo stato brado o semi-brado, in stalla libera o alla posta. La scelta di allevare bestiame e la tecnica di allevamento sono legate al mercato, al tipo di azienda, all ordinamento colturale (produzione aziendale dei foraggi), al numero di quote latte possedute dall allevatore, al reperimento di manodopera, alla possibilità di investire e di immobilizzare capitali (stalle, sale di mungitura a norma di legge, ecc.), alla presenza di cooperative, di centrali di raccolta del latte, di mattatoi, di industrie di trasformazione delle carni e del latte. Il bestiame richiede costanti prestazioni di manodopera, per cui la presenza di una stalla in azienda permette una distribuzione uniforme dell attività operativa nell arco dell anno, smussando notevolmente le punte del diagramma operativo aziendale. Nel momento della scelta della combinazione colturale bisogna tenere presente se parte della produzione aziendale è destinata alla trasformazione mediante allevamento o al mercato: se è destinata al reimpiego, è necessario che la quantità e la qualità dei foraggi prodotti siano il più possibile costanti nel tempo. Gli alimenti possono essere costituiti da: foraggi verdi; foraggi affienati; foraggi insilati; mangimi; nuclei integrativi. La capacità produttiva foraggera aziendale è considerata come fattore limitante per il carico di bestiame mantenibile. Allo stato attuale, perché un azienda che esercita attività di trasformazione o valorizzazione della produzione con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale venga considerata agricola, è necessario che almeno i 2/3 della materia prima provengano dalla coltivazione del fondo di cui si abbia, a qualunque titolo, la disponibilità. 4.6.1 Quote latte. Per evitare squilibri strutturali nella produzione, o meglio nella sovrapproduzione del latte, la Comunità Economica Europea aveva introdotto, in data 31/03/1984, con il regolamento n. 856/84 (e successive modifiche e integrazioni: reg. 3950/92 e reg. 1788/2003), un prelievo supplementare sulla produzione del latte che superasse un quantitativo annuo di riferimento detto quota latte. Se un fondo con indirizzo produttivo zootecnico era dotato di quote latte, aveva sicuramente valore superiore a un fondo di pari estensione, ubicazione e caratteristiche privo di quote latte. L art. 10 della l. 468/92 prevedeva che la titolarità della quota latte spettasse al produttore nella sua qualità di conduttore dell azienda agricola fatte salve le diverse pattuizioni fra le parti . Il sistema delle quote latte, inizialmente previsto con una durata di cinque anni, è stato prorogato più volte e rinegoziato nel 2003 (e nel 2008), quando fu decisa la sua cessazione dallo 01/04/2015. A quella data rimanevano insolute, anche per l Italia, tutte le problematiche collegate agli sforamenti produttivi e alle conseguenti sanzioni comunitarie impugnate davanti alla Corte di Giustizia UE. 4.6.2 Rimonta. Dicesi rimonta l operazione per la reintegrazione del bestiame. Ogni animale allevato ha una carriera produttiva, che è rappresentata dal tempo di permanenza in azienda, variabile secondo l attitudine specifica. Con riferimento alle bovine da latte, la carriera produttiva ha inizio con il primo parto, quindi con la prima lattazione, e termina a fine carriera con l avviamento al macello. La rimonta consiste nella reintegrazione dell allevamento mediante la sostituzione degli animali scartati a fine carriera con altrettanti capi introdotti a inizio carriera. M01_1_Economia_Agraria.indd 60 6/14/18 4:32 PM d p r m n h c d d R fe s r li a a r a 4 1 2 1 2 3 4 5

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini