4.6.4 Scelte economiche

M 62 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI ECONOMIA 6. interessi rappresentano un costo connesso che potrebbe anche essere compreso nella quota di spese generali; possono, peraltro, essere determinati analiticamente: sul capitale di scorta (macchine e attrezzi + prodotti di scorta) per un anno; sul capitale di anticipazione per un tempo variabile da 0 a 6 mesi; 7. prezzo d uso del locale di ricovero è costituito da interessi e quote che gravano sul fabbricato usato per l allevamento; ha un incidenza pari al 4-6% del valore; 8. quota spese generali può essere calcolata in misura pari al 6-8% dei ricavi qualora i costi connessi (interessi, imposte, ecc.) non siano stati determinati precedentemente. 4.6.4 Scelte economiche. Le scelte economiche che l imprenditore è chiamato ad affrontare in materia di bestiame sono fondamentalmente due: a. determinazione della quantità di bestiame allevabile nell azienda; b. scelta dell attitudine produttiva più conveniente (bovini da latte o da carne, bestiame da lavoro, ecc.). Per quanto riguarda il primo punto, si tenga presente che raramente l industria zootecnica è autonoma; il più delle volte dipende strettamente dall ordinamento aziendale, e ciò perché l azienda produce il foraggio che è il nutrimento naturale ancora più usato. quindi evidente la necessità di stabilire il carico di stalla in rapporto alla quantità di foraggi prodotti in azienda. Il procedimento attraverso il quale si ricava, data una certa quantità di foraggi, il carico di stalla, è il seguente. Nota la disponibilità aziendale di alimenti, e nota la quantità di alimento mediamente occorrente a ciascun capo, si calcola il numero di capi allevabili. Tale calcolo presuppone, anzitutto, la possibilità di ridurre le varie quantità dei diversi alimenti disponibili a una comune unità nutritiva, e ciò per poter sommare le relative quantità e ottenere la disponibilità alimentare complessiva. Varie sono le unità nutritive proposte e, fra esse, le più usuali sono l Unità Foraggera (UF) e il Fieno Normale (FN). Se si segue il metodo dell Unità Foraggera, si determina il numero di UF totali fornite dagli alimenti disponibili, utilizzando le apposite tabelle. L Unità Foraggera è, per definizione, la quantità di un qualsiasi alimento che corrisponde, per valore nutritivo, a un chilogrammo di orzo (e che, somministrata a una bovina da latte, in aggiunta alla razione di mantenimento, si trasforma in tre litri di latte a titolo medio di grasso). Una volta convertiti gli alimenti in UF si assume che il fabbisogno alimentare medio annuo delle bovine da latte sia pari a circa 6-7 UF/kg di peso vivo (media di stalla), per cui, dividendo per 6 o 7 il totale delle UF disponibili, si determina il peso vivo mantenibile. Nel caso di allevamenti da latte, occorre a questo punto conoscere il tipo di rimonta praticato; se, infatti, la rimonta è esterna, il peso vivo è totalmente costituito da animali adulti, mentre se la rimonta è interna, parte del peso vivo mantenibile sarà costituito da animali giovani allevati per la reintegrazione delle vacche di scarto. In tal caso si può considerare che mediamente, ogni cinque vacche in produzione, siano presenti una manza, una manzetta e una vitella. Seguendo, invece, il metodo del Fieno Normale, dopo aver ridotto (con adatti coefficienti rilevabili in apposite tavole) ciascun alimento a fieno normale (cioè buon fieno di prato stabile polifita asciutto), si considera che un capo bovino consumi mediamente, in un anno, una quantità di tale fieno pari a circa 12-14 volte il proprio peso. Ne deriva che, dividendo la quantità complessiva di fieno normale disponibile per 12-14, si ottiene il peso vivo mantenibile. Si procede poi come già detto a proposito del metodo dell Unità Foraggera. Abbiamo però supposto un alimentazione con i soli foraggi prodotti nell azienda, e non è detto che questo sia M01_1_Economia_Agraria.indd 62 6/14/18 4:32 PM il ( te p a e fr a d to fo d a u A B il c d fo c m b a p tr s e c 4 r T m s li p L a b

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini