5.4.3 Imprese sementiere

M 76 ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO - ELEMENTI DI ECONOMIA professionista del settore le aziende non sarebbero in grado di gestire tutti i pagamenti e le scadenze legate, per esempio, ai salariati o alle imposte da pagare. 5.4.3 Imprese sementiere. Negli ultimi anni le multinazionali, già presenti nelle attività chimico-farmaceutiche, hanno fatto il loro ingresso nel settore dell ingegneria genetica e dunque anche in quello sementiero. L evolversi della tecnologia e degli aspetti normativi del settore hanno determinato elevati costi di produzione, anche riguardo alla registrazione delle nuove cultivar e dei nuovi principi attivi, creando un potere di mercato nei confronti degli agricoltori che ha aumentato la loro dipendenza dall industria di tali input. il caso di ricordare come i diritti di protezione su materiale transgenico impediscano l uso di sementi di seconda generazione per la semina successiva. In Italia il settore sementiero è oggetto di normative che limitano l espansione di prodotti biotecnologici e sono orientate alla salvaguardia della salute e dell ambiente e i mercati si differenziano sia per la tipologia di coltivazione cui la semente è destinata (frumento, soia, floricole, ecc.) sia in funzione delle fasi della catena produttiva e distributiva cui ci si riferisce. Solo in pochi casi l impresa sementiera si occupa dalla ricerca fino alla distribuzione. Esiste infatti una distinzione di imprese sementiere a seconda che: siano attive nella ricerca genetica; acquistino materiale genetico di base e operino solo moltiplicazione; siano costitutrici del materiale di moltiplicazione che commerciano con marchio proprio registrato; reperiscano varietà che rivendono con proprio marchio. Nel rapporto del 2007 di Databank sull industria sementiera nel nostro Paese il 50% dell attività è controllato da otto imprese, ma si rilevano forti concentrazioni nella produzione delle sementi del mais e della soia. In questo modo gli agricoltori devono riferirsi a un mercato di oligopolio che comunque favorisce una riduzione della diversità genetica diminuendo così la libertà imprenditoriale degli agricoltori. Esiste, invece, una notevole polverizzazione di imprese che producono sementi per la coltivazione delle foraggere e delle orticole. Ciò amplia la base genetica attraverso produzioni di sementi realmente diversificate in una logica di mercato libero, in cui siano protetti i brevetti anche in armonia con le Linee guida nazionali per la conservazione in situ, on farm, ed ex situ della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse agrario (adottate con decreto del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 06/07/2012, pubblicato nella G.U. n. 171 del 24/07/2012). Il miglioramento e la conservazione delle risorse genetiche vegetali in situ e on farm richiedono una normativa che possa permettere la commercializzazione di materiali genetici diversificati, ma anche di cultivar originate dalla conservazione in situ ed escluse dagli elenchi ufficiali delle sementi, ma che si fondano su criteri di uniformità DUS (carattere distintivo, uniformità e stabilità). In altre parole è importante mantenere, coltivare e commerciare anche sottospecie indigene e cultivar che si siano adattate alle condizioni locali e regionali e che ormai sono minacciate dalla ricerca genetica delle imprese sementiere multinazionali. Per questo l Italia ha disciplinato con decreto del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 18/04/2008 la commercializzazione di semi di cultivar da conservare con l iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di specie agrarie, in apposita sezione, al fine di essere commercializzate mediante vendita diretta dai produttori, ma in ambito locale. M01_2_Economia_Agraria.indd 76 5/31/18 11:02 AM 5 c o d d s c s s d n s o ta c p g s s n p m m g g d c c fi ( a la r p te la d c d m s v ta

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini