5.4.4 Imprese mangimistiche

ti à e vi on o eo r a hi o- % oeà e, e di i u, li a aa li o, ae e idi e a MULTIFUNZIONALIT IN AGRICOLTURA M 77 5.4.4 Imprese mangimistiche. L industria mangimistica nasce in Italia nei primi decenni del secolo scorso; fino ad allora era un attività semplicemente svolta da molitori o commercianti di cereali e leguminose che eseguivano miscelazioni di residui, anche di macinazione. L attività si è evoluta nel tempo, anche obbedendo ad una crescente domanda, e alla fine degli anni Cinquanta sono comparse le prime industrie mangimistiche. Con la l. n. 281 del 15/21963 si ha la prima normativa nel settore mangimistico con cui si definiscono i mangimi semplici: prodotti di origine vegetale o animale, allo stato naturale, nonché i derivati della loro trasformazione industriale, come pure le sostanze organiche e inorganiche, semplici o in miscela, comprendenti o meno additivi, destinati come tali all alimentazione degli animali per via orale. La suddetta legge definisce anche i mangimi composti: miscele di prodotti di origine vegetale o animale, allo stato naturale, freschi o conservati, o di derivati della loro trasformazione industriale, o di sostanze organiche e inorganiche, comprendenti o meno additivi, destinati come tali all alimentazione degli animali per via orale sotto forma di mangimi completi o complementari. Per mangimi completi si intende: miscele di mangimi per animali che, per la loro composizione, bastano ad assicurare una razione giornaliera. Invece i mangimi complementari sono: miscele di mangimi che contengono tassi elevati di alcune sostanze e che, per la loro composizione, assicurano la razione giornaliera soltanto se sono associati ad altri mangimi per animali (noti più comunemente come nuclei). La normativa puntualizza anche sui mangimi minerali: mangimi complementari costituiti principalmente da minerali e contenenti almeno il 40% di ceneri gregge, ma anche su mangimi medicati: mangimi contenenti integratori medicati (oggi definiti premiscele medicamentose). Inoltre definisce la razione alimentare giornaliera. Le industrie mangimistiche, sempre secondo la l. n. 281/63, sono tenute alle dichiarazioni accompagnatorie dei loro prodotti, ovvero devono cartellinare le confezioni riportando: nome della ditta e numero di autorizzazione, nome del mangime, specie e categoria di animali cui è destinato, materie prime impiegate, indicazione dei principi attivi contenuti per chilogrammo. Inoltre deve essere presente l analisi dei contenuti: tenore di umidità, fibra, proteina e grassi greggi, ceneri, metionina (per gli allevamenti avicoli) e lisina (per allevamenti suini) e ancora i tenori analitici di sodio, calcio e sodio. Sul cartellino allegato al prodotto mangimistico devono esser ancora riportati il lotto di produzione, la data di scadenza e le istruzioni d uso. Nel caso di mangimi medicati il cartellino, oltre alle dichiarazioni precedenti, deve riportare: il, o i, principi attivi contenuti nel mangime e il loro dosaggio, la data di produzione e di scadenza e la dicitura da vendersi dietro presentazione di ricetta veterinaria . Inoltre, sul cartellino, deve essere presente una banda trasversale azzurra. La legge di cui sopra fa poi differenza fra animali da reddito e familiari. Dopo la l. n. 281/63 la normativa si è arricchita con regolamenti europei e con quelli del decentramento regionale. In ordine di tempo abbiamo: d.P.R. n. 228 del 1/3/92, dove compare la prima definizione di additivo; direttiva CE 95/69 recepita con il d.l. n. 123 del 13/4/99; d.P.R. n. 433 del 2/11/2001. Dal 1° settembre è entrato in vigore il regolamento CE n. 767/2009 (d.l. n. 142 del 14/9/2009) sull immissione sul mercato e sull uso dei mangimi. Si tratta delle nuove regole di commercializzazione e di etichettatura varate dall Unione Europea dopo un lungo iter di valutazione iniziato già dal 2004. Ormai l industria mangimistica occupa un ruolo importante nella filiera agroalimentare italiana. Le aziende, secondo Assalzoo, sono poco più di un centinaio, con circa M01_2_Economia_Agraria.indd 77 M 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini