8. Strategie competitive in agricoltura

mi à ae o al na di i- a di aà, o e er a à a na eo di è uo udi o ri a vi ua M.1 STRATEGIE COMPETITIVE IN AGRICOLTURA M 97 8. Strategie competitive in agricoltura Da sempre le aziende agrarie cercano strategie per poter massimizzare il loro margine lordo. L agricoltura tradizionale, per poter competere sui mercati, ha da sempre cercato di massimizzare le produzioni unitarie per far fronte all abbassamento costante dei prezzi dei prodotti agricoli. Ciò è stato possibile grazie allo sviluppo tecnico-scientifico che, in particolare ha mirato alla selezione di varietà sempre più produttive e, contestualmente, a nuove tecniche di coltivazione avvalendosi anche di una meccanizzazione, sempre più spinta, che ha velocizzato le operazioni colturali e minimizzato l impiego di manodopera. Parallelamente anche il continuo sviluppo dei mezzi tecnici, come concimi e agrofarmaci, ha contribuito all aumento costante delle rese. Questa strategia produttiva ha però mostrato, nel lungo periodo, notevoli problematiche legate soprattutto all enorme incremento di input chimici. L insorgenza della resistenza dei patogeni e delle erbe infestanti, l impoverimento dei suoli, legato alla diminuzione della sostanza organica, le problematiche legate alla salute umana e non ultime le problematiche ambientali di inquinamento dei suoli e delle acque sono solo alcuni esempi legati all incremento delle rese. Nel tempo, la consapevolezza di tali problemi ha fatto nascere strategie alternative di produzione che potessero dare risultati di buon reddito minimizzando gli input tecnologici. In quest ambito possono rientrare tecniche produttive come quelle dell agricoltura integrata e biologica. Questo vale, principalmente, per un agricoltura di tipo intensivo ed estensivo legata soprattutto a produzioni foraggere, cerealicole e frutticole che vengono commercializzate in tutto il mondo. In un tale contesto mondiale molte aziende sono state costrette a differenziare le loro produzioni per poter continuare a essere competitive sui mercati. Soprattutto le piccole e medie aziende agricole hanno iniziato a commercializzare i loro prodotti su scala regionale o locale puntando più su produzioni di qualità, ricorrendo a varietà locali o rivalutando vecchie cultivar meno produttive, ma molto resistenti alle malattie e agli stress ambientali in genere. In questa ottica molte aziende sono passate da un agricoltura intensiva, spesso effettuata come monocoltura, al reinserimento di più colture contemporaneamente, ovvero a una organizzazione colturale che permetta la copertura della superficie agraria per tutto l anno o comunque al reinserimento delle rotazioni/avvicendamenti. Per questo anche la Comunità Europea ha dato contributi alle aziende che adottassero una struttura organizzativa dei processi produttivi più ecocompatibili. Quindi nell evoluzione dell agricoltura, in un primo momento, si è avuta un intensificazione con conseguente semplificazione delle rotazioni e scollamento fra produzioni agricole e zootecniche; poi, negli ultimi tempi, si è verificato un ritorno alle vecchie dinamiche, specialmente nelle piccole e medie aziende ubicate in zone meno produttive e fertili o marginali. La conseguenza è che oggi si assiste a una forte frammentazione per quello che riguarda le strategie competitive. Anche i metodi di commercializzazione dei prodotti stanno evolvendo in molte direzioni fino alla riscoperta della vendita diretta in azienda per accorciare la filiera diminuendo i passaggi di mano e aumentare i ricavi. Va poi ricordato come, puntando sulla qualità dei prodotti, soprattutto locali, sia importante valorizzarne le caratteristiche legate spesso sia ai metodi tradizionali di produzione sia ai luoghi dove questi vengono prodotti. A tale scopo si è giunti, grazie ai marchi, a garantire la qualità delle produzioni. M01_2_Economia_Agraria.indd 97 M 5/31/18 11:02 AM

SEZIONE M
SEZIONE M
ECONOMIA, POLITICA AGRARIA, ESTIMO
Le nozioni di Economia politica devono essere note a chi si occupa del settore produttivo aziendale agrario e della sua organizzazione e analisi, e nel contempo rappresentano la base sulla quale sono sviluppati e approfonditi gli insegnamenti di Economia agraria, Politica agraria e più in particolare Estimo, disciplina che rappresenta il quadro d’insieme che finalizza, in maniera compiuta, la professione del Dottore Agronomo. Tali insegnamenti devono considerare le peculiarità del settore agrario, proprio per le caratteristiche dei suoi processi produttivi legati ai cicli biologici e influenzati dall’andamento climatico stagionale; questi aspetti differenziano la produzione agraria dalla produzione industriale – che viceversa non conosce limitazioni di questo tipo e obbedisce a regole di natura più matematica – imponendo conoscenze intrinseche ai processi produttivi al fine di minimizzarne le discontinuità e massimizzare le rese di lavoro e capitale investito.Conoscenze, a volte ancora più specifiche, devono essere acquisite per molti indirizzi professionali (es. florovivaismo e orticoltura protetta; gestione degli ambiti tecnologici applicati; analisi e orientamento al mercato…), con l’approfondimento delle specifiche fisionomie tecnico-economiche che rappresentano una realtà diversa da quella tradizionale, sia per la tecnologia impiegata sia per gli investimenti di capitale.In tutti i casi, l’analisi economica deve prendere in considerazione sia l’aspetto fisico e organizzativo dei beni sia i valori di tutti gli aggregati patrimoniali, perché essi incidono non solo su costi e ricavi, ma anche sui rapporti che intercorrono fra gli stessi aggregati.Le informazioni che scaturiscono dalle risultanze della gestione dei processi diventano fondamentali, perché consentono di esprimere giudizi di convenienza sul lavoro svolto e di programmare quello futuro, sia pure con i limiti imposti dal settore produttivo specifico.Inoltre, vanno considerati gli interventi definiti dalla Politica Agricola Comune (PAC), comprese le sfide economiche, ambientali e territoriali, le misure di sostegno per l’agricoltura biologica e la politica della qualità. Alle conoscenze teoriche vanno poi affiancati interventi pratici (la vita della dottrina) derivanti dai diversi ambiti, attività, e realtà aziendali in cui si opera.È quanto viene affrontato e analizzato in questa Sezione M del Manuale dell’Agronomo, unitamente agli aspetti più peculiari e normativi della Professione, orientata alla migliore e logica valutazione dei beni (dei loro aspetti economici) e dei processi organizzativi, produttivi e distributivi, considerati non solo riguardo ai singoli settori di produzione specifica, ma anche ai contesti operativi ambientali e agroterritoriali più in generale.Coordinamento di SezioneReda Edizioni, Michele BagliniRealizzazione e collaborazioniMichele Baglini, Chiara Bartolini, Pietro Belli, Luigi Casanovi, Giovanni Battista Cipolotti, Stefano Cosimi, Gianluigi Gallenti, Gianni Guizzardi, Stefano Oggioni, Aldo Pollini, Mario Prestamburgo, Giancarlo Quaglia, Vittorio Tellarini, Tiziano Tempesta, Domenico Ugulini