2. Criteri generali per l’impostazione della sperimentazione

N 50 N.3 APPENDICE - SPERIMENTAZIONE IN AGRICOLTURA 2. Criteri generali per l impostazione della sperimentazione Un esperimento, per poter fornire indicazioni pratiche, deve essere rappresentativo delle condizioni di operatività standard per le quali si vogliono trarre indicazioni. Per esempio, gli esperimenti non devono mai essere condotti su terreni precedentemente incolti, su appezzamenti con caratteristiche di suolo differenti da quelle dell areale tipico, in aree con condizioni meteorologiche particolari oppure usando tecniche di lavorazione del suolo, di irrigazione e fertilizzazione differenti da quelle comunemente sfruttate (a meno che la prova non riguardi proprio la valutazione di queste tecniche). In una prova sperimentale, ogni causa di variazione dei risultati diversa dai fattori allo studio deve essere il più possibile controllata e, se possibile, eliminata. Per esempio, una delle più comuni cause di risultati poco interpretabili da un esperimento è l uso di attrezzature per lo spargimento di fertilizzanti che siano caratterizzate da bassa uniformità di distribuzione, in particolare per le concimazioni in copertura. Altre cause di variabilità non controllata sono: la variabilità spaziale del terreno sul quale si realizza la prova sperimentale (sempre presente anche in piccole aree), l impiego di attrezzature inadeguate per i trattamenti fitosanitari, l effettuazione di irrigazioni poco uniformi (sono infatti tendenzialmente sconsigliabili prove sperimentali realizzate in appezzamenti irrigati per scorrimento o per infiltrazione laterale), l eventuale ombreggiamento di alberi, ecc. Si ricorda ancora che non è possibile usare lo stesso appezzamento in anni successivi, per gli effetti dei trattamenti che, spesso, si protraggono ben oltre la durata della sperimentazione; risulta quindi opportuno che le prove sperimentali siano precedute da colture a elevato prelievo di elementi nutritivi, in grado di uniformare le dotazioni chimiche del suolo, come graminacee da prato o erbaio (es. Lolium italicum). Inoltre la presenza di una coltura uniforme, durante la stagione precedente la sperimentazione, permette la valutazione della variabilità spaziale attraverso la raccolta effettuata seguendo la parcellizzazione della prova che seguirà (prova in bianco ). Ciò rappresenta un eccellente strumento per rinvenire anomalie nel campo sperimentale ed, eventualmente, per applicare ai dati della prova successiva tecniche di analisi statistica basate sull analisi della covarianza e sulla tecnica delle superfici di risposta (RSM, Response Surface Method ). Da evitarsi è il cosiddetto effetto bordo. Si verifica effetto bordo quando qualche unità sperimentale o parte di unità sperimentale (parcella) viene sottoposta a condizioni ambientali e agronomiche sistematicamente diverse da quelle delle altre unità sperimentali o del resto della unità sperimentale: questo cambiamento può determinare effetti sia positivi sia negativi. Cause dell effetto bordo possono essere i ripetuti passaggi di macchine operatrici sui bordi di un campo, l arrivo di afidi trasportati dal vento, la competizione con eventuali siepi di bordo, la vicinanza a canali scolanti, la ridotta competizione interspecifica. Le superfici destinate alla sperimentazione non devono quindi interessare i bordi del campo e vanno circondate da aree fuori prova coltivate in modo analogo a quelle in sperimentazione, per ricreare un livello di competizione paragonabile a quello di pieno campo. Particolare attenzione deve essere posta alla creazione di vie di accesso alle parcelle sperimentali, che devono essere molto ridotte e nelle quali la coltura deve essere danneggiata il meno possibile. Generalmente è consigliabile avere parcelle con dimensioni superiori a quelle della superficie che sarà effettivamente campionata e/o raccolta (area di saggio), per evitare un effetto di deriva dei trattamenti, allettamenti e ombreggiamenti dalle parcelle adiacenti. N03_1_Sperimentazione.indd 50 5/31/18 11:39 AM a il t d u fe v s r p e la m d u v s p c p n p a d i d l c N.3 3 P s a e n m e m t d s p m s

SEZIONE N
SEZIONE N
MATEMATICA, STATISTICA, SPERIMENTAZIONE, MODELLISTICA, MISURAZIONI
La razionalizzazione degli interventi agronomici richiede conoscenze su suolo, clima, colture e sistema biologico (microrganismi, parassiti, malattie, malerbe...), sulle loro interazioni ed evoluzione a seguito degli interventi agronomici. Per quanto possibile, all’approccio descrittivo (qualitativo) dovrebbe seguire quello quantitativo che, coinvolgendo dati numerici, richiede misurazioni o esperimenti che trovano la loro naturale elaborazione con l’ausilio di strumenti matematici, statistici e modellistici, al fine di ottenere conoscenze utili a scopo decisionale.L’aspetto quantitativo può determinare anche differenze qualitative: in base all’andamento economico (aspetto quantitativo), si può avere il fallimento dell’azienda (aspetto qualitativo).Le oscillazioni continue di contenuto idrico del suolo possono comportare sia variazioni quantitative (diminuzione di resa colturale per siccità) sia qualitative (la coltura muore per carenza idrica e la resa si annulla).Per trattare gli aspetti quantitativi, abbiamo bisogno di strumenti matematici che permettano di descrivere le relazioni tra variabili e di prevedere fenomeni e comportamenti semplici. Quando la complessità dei fenomeni da trattare aumenta, cresce anche l’incertezza, cui è legato il rischio. A questo punto possiamo scegliere la strada della descrizione statistica o quella dell’approccio di sistema, con l’applicazione dei modelli di simulazione. L’approccio statistico risulta inoltre fondamentale per trattare errori e variabilità nelle informazioni (compresi i rischi che ne derivano), sia nella sperimentazione di campo sia con i modelli.Nella presente Sezione N del Manuale dell’Agronomo vengono illustrati sinteticamente gli Strumenti matematico-statistici, nonché gli elementi per una corretta applicazione della Sperimentazione e della Modellistica in agricoltura. Completano la trattazione gli elementi relativi ai Sistemi di misura. Spetta all’Agronomo la scelta dello strumento di volta in volta più idoneo allo scopo, per qualità e utilità delle informazioni, ma anche per semplicità e rapidità con le quali si ottengono le informazioni richieste.Nell’attività professionale, l’uso di strumenti di supporto decisionale (modelli, GIS) o di procedure di elaborazione numerica è, oltre che utile, sempre più spesso richiesto dalle normative o dagli enti pubblici con cui il professionista si deve rapportare. Rimane all’Agronomo la responsabilità di verifica normativa e di un uso corretto e consapevole di questi strumenti.Coordinamento di SezioneFrancesco DanusoRealizzazione e collaborazioniMarco Acutis, Pierluigi Bonfanti, Gian Carlo Calamelli, Francesco Danuso, Massimo Lazzari, Tiziano Tempesta